Coronavirus, non solo polmoni: anche danni neurologici in 3 pazienti su 4

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 Giugno 2020 16:21 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2020 16:21
Il coronavirus non causa solo danni ai polmoni, ma anche neurologici

Coronavirus, non solo polmoni: anche danni neurologici in 3 pazienti su 4 (foto Ansa)

MILANO  –  Non solo danni ai polmoni: in tre pazienti su quattro il nuovo coronavirus può scatenare anche sintomi neurologici, che vanno dalla cefalea all’encefalopatia.

Lo dimostra un’indagine condotta tra i medici europei in prima linea contro la pandemia.

Lo studio

I risultati sono pubblicati su European Journal of Neurology dalla Clinica Neurologica III dell’Ospedale San Paolo-Asst Santi Paolo e Carlo e dal Centro di ricerca Aldo Ravelli dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con i principali centri neurologici europei.

A condurre l’indagine attraverso questionari online i medici europei impegnati a fronteggiare la pandemia.

Sono stati raccolti più di 2.300 questionari che riportavano la presenza di sintomi neurologici in circa tre quarti dei pazienti.

I principali disturbi riscontrati andavano da cefalea e mialgie all’encefalopatia.

I danni neurologici del coronavirus

“I meccanismi responsabili dell’interessamento neurologico sono molteplici”, spiega Alberto Priori, direttore della Clinica Neurologica III dell’Ospedale San Paolo e professore del dell’Università di Milano.

I disturbi possono nascere per effetto della diffusione del virus nel tessuto nervoso, “come dimostrato al Polo Universitario San Paolo. Qui per la prima volta abbiamo identificato il virus e i danni tissutali correlati all’infezione”, ha aggiunto Priori. 

“Ci sono anche meccanismi indiretti, come per esempio l’importante attivazione della coagulazione del sangue, che possono portare a ictus. L’importanza dello studio – continua Priori – è che a livello europeo si è dimostrato che i sintomi neurologici sono frequentemente riscontrabili”.

Saranno inoltre da valutare le complicanze neurologiche tardive dell’infezione, poiché in molti dei pazienti più gravi poi guariti si riscontrano alterazioni neurologiche che richiedono uno stretto monitoraggio e un percorso riabilitativo complesso che può essere anche molto lungo. (Fonte: Ansa)