Coronavirus, studio Cina: averlo contratto non mette al riparo da una reinfezione

di Caterina Galloni
Pubblicato il 24 Aprile 2020 7:13 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2020 18:20
Coronavirus, Ansa

Coronavirus, studio Cina: averlo contratto non mette al riparo da una reinfezione (foto Ansa)

ROMA – Aver contratto il coronavirus non mette al riparo da una reinfezione: è quanto emerge da uno studio della Fudan University, Cina, in cui sembra che circa 30% dei pazienti potrebbe non sviluppare sufficienti anticorpi e dunque non essere protetto.

L’amministrazione Trump ha più volte ribadito che negli USA per determinare la fine del lockdown, i risultati dei test sugli anticorpi saranno un segnale chiave.

Ma gli esperti hanno avvertito che negli Stati Uniti vengono utilizzati diversi tipi di test sugli anticorpi, molti non sono stati convalidati, e che pur individuando accuratamente gli anticorpi, non è chiaro quale tipo di protezione offrano quelle cellule immunitarie.

I ricercatori della Fudan University hanno scoperto che quasi un terzo dei pazienti testati, contro il coronavirus presentava livelli talmente bassi di anticorpi che era improbabile avessero un’immunità significativa per una reinfezione.

Rimangono senza risposta molte domande su cosa realmente segnalino questi test e quanto siano accurati.

Per tentare di rispondere ad alcune di queste domande, i ricercatori della Fudan University hanno eseguito test anticorpi sul plasma sanguigno di 175 cinesi positivi al COVID-19 e che erano guariti.

Gli scienziati si aspettavano che i pazienti, tra i 14 e gli 85 anni, avessero anticorpi rilevabili ma presentavano invece livelli diversi di anticorpi.

“Rispetto ai pazienti giovani, quelli anziani e di mezza età avevano livelli di anticorpi significativamente più elevati”, hanno scritto gli autori dello studio.

Dieci pazienti, inoltre, avevano livelli di anticorpi così bassi che non erano rilevabili con il test, sebbene presumibilmente ne avessero alcuni perché avevano avuto il coronavirus e si erano ripresi.

In media, i pazienti hanno sviluppato anticorpi entro 10-15 giorni dall’infezione, il che fa ipotizzare che nel giro di due settimane i corpi stessero combattendo la malattia e avevano sviluppato un certo livello di immunità al coronavirus.

Ma, fatto preoccupante, circa il 30% dei pazienti testati presentava livelli di anticorpi molto bassi.

Gli scienziati non hanno ancora dati sufficienti per capire quando sono troppo bassi per fornire protezione contro la reinfezione, ma è sicuro che meno anticorpi vengono prodotti da una persona, meno è immune al coronavirus.

La maggior parte dei pazienti – circa il 40% – presentava livelli medio-alti di anticorpi e il 14% livelli elevati.

Lo studio ipotizza che la risposta immunitaria gioca un ruolo importante o maggiore nel consentire ai pazienti di riprendersi dal coronavirus. (Fonte: Daily Mail).