Coronavirus: il 60% dei pazienti perde l’olfatto, l’88% ha il gusto alterato

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 Aprile 2020 14:37 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2020 14:37
Coronavirus: il 60% dei pazienti perde l'olfatto, l'88% ha il gusto alterato

Coronavirus: il 60% dei pazienti perde l’olfatto, l’88% ha il gusto alterato (Foto archivio Ansa)

PADOVA – Oltre il 60% dei pazienti affetti da coronavirus perde completamente l’olfatto. E una percentuale ancor più elevata, l’88% soffre di un certo grado di alterazione del gusto

Lo evidenzia uno studio multicentrico pubblicato sulla rivista European Archives of Oto-Rhyno-Laryngology. La ricerca è coordinata dal Prof. Cosimo de Filippis, direttore della Scuola di Specializzazione in Audiologia e Foniatria dell’Università insieme con il gruppo Young Investigators della Internaziona Federation of Otorhinolaryngology Societies (Yo-Ifos).

In totale, sono stati analizzati 417 pazienti provenienti da 12 ospedali in 4 diversi Paesi (Spagna, Belgio, Francia e Italia), spiega de Filippis. Dallo studio emerge che il 79% dei soggetti analizzati non presentava sintomi come ostruzione nasale o naso che cola, sintomi comunemente associati ad altre infezioni virali a livello nasale.

È inoltre significativa, maggiore del 60%, l’alterazione dell’olfatto, e in questa percentuale la prevalenza è quella delle donne. Per quanto riguarda il gusto, l’88% dei pazienti ha riscontrato difficoltà nell’identificare aromi diversi come dolce, salato o amaro.

Un altro studio del professor de Filippis ha effettuato una metanalisi su più di 1500 pazienti Covid 19. Questa revisione, pubblicata su “Ear, Nose & Throat Journal”, ha evidenziato una prevalenza significativa dei sintomi come mal di gola, naso chiuso, perdita di olfatto, alterazione del gusto, confermando i dati del precedente lavoro.

Ora bisogna capire se la via olfattiva rappresenta la porta d’ingresso del coronavirus al sistema nervoso centrale: “Stiamo sviluppando un progetto in collaborazione con virologi, neurologi e neuroradiologi – dice de Filippis – proprio con l’obiettivo di identificare i pazienti in cui questo meccanismo può aver avuto luogo”. (Fonte: Ansa).