Coronavirus, bioetici Usa: “Testare il vaccino sui giovani e sani”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2020 13:14 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2020 13:14
Coronavirus test vaccino su persone sane e giovani: la proposta negli Usa

Coronavirus test vaccino su persone sane e giovani: la proposta negli Usa (Foto archivio ANSA)

ROMA – Effettuare i test del vaccino contro il coronavirus su persone giovani e sane per valutarne più velocemente l’efficacia. Questa la proposta del bioeticista Nir Eyal, della Rutgers University, su un articolo non sottoposto alla revisione della comunità scientifica e pubblicato sul sito dell’Harvard University. Una proposta che fa riflettere, perché implica impiantare il vaccino in persone sane e poi esporle al virus per valutare quante si contagiano e se questo faccia effetto.

Si tratta di un tipo di sperimentazione chiamata “human-challenge”, che secondo Eyal potrebbe essere condotta in modo sicuro ed etico e che potrebbe “accelerare notevolmente i tempi di approvazione e di potenziale utilizzo” di un vaccino.  Nei metodi tradizionali per testare i vaccini, spiega, l’aspetto che richiede più tempo è quello di fase III, in cui migliaia di persone ricevono un candidato vaccino o un placebo e i ricercatori monitorano chi viene infettato nel corso della vita quotidiana “ma ci vuole molto tempo prima che emergano risultati interpretabili”.

La proposta quindi è quella di esporre i soggetti dello studio al virus dopo l’iniezione del vaccino da testare: “Si espongono al virus tutti i partecipanti, non solo si può fare affidamento su molti meno volontari ma, cosa ancora più importante, si impiega molto meno tempo per ottenere risultati”.  Inoltre, aggiunge “riteniamo che ci siano modi per rendere il processo sicuro”: si dovrebbe iniziare solo dopo i test preliminari che garantiscano la sicurezza del vaccino e la capacità di generare la risposta immunitaria nell’uomo.

Per farlo sarebbe necessario reclutare un gruppo di persone a basso rischio, cioè individui giovani e sani (circa 100 tra i 20 e 45 anni), ai quali si inietta il candidato vaccino o un placebo e si aspetta la risposta immunitaria. I partecipanti vengono poi esposti al virus e si seguono per rilevare eventuali segni di infezione.

Il rischio, secondo Eyal, può essere “ridotto in modo molto significativo selezionando persone relativamente giovani e in salute; esaminandole quotidianamente e fornendo loro, dopo il rilevamento dell’infezione, i trattamenti che nel frattempo hanno dimostrato di funzionare”. Trattamenti antivirali che secondo l’esperto saranno molto utili negli Usa durante i picchi di coronavirus quando, sulla base dell’esperienza in Italia e non solo, ci aspettiamo “che ci saranno gravi carenze di risorse di terapia intensiva”.

Per Eyal dal punto di vista etico, una sperimentazione di questo tipo anche se comporta rischi, ha molti potenziali benefici per la collettività: “i rischi netti, sebbene poco chiari, non sono estremamente elevati. Quindi, in realtà è potenzialmente razionale partecipare a tale studio”.

(Fonte ANSA)