Coronavirus, dal vaccino anglo-italiano di Oxford “forte risposta immunitaria” VIDEO

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Luglio 2020 18:13 | Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2020 12:13
Dal vaccino anglo-italiano per il coronavirus messo a punto ad Oxford "forte risposta immunitaria"

Coronavirus, dal vaccino anglo-italiano di Oxford “forte risposta immunitaria” (Ansa)

Due vaccini contro il coronavirus si sono dimostrati sicuri ed efficaci per l’uomo nei test clinici. Soprattutto quello messo a punto ad Oxford con la collaborazione dell’Italia. 

Il primo studio condotto tra oltre mille adulti in Gran Bretagna ha scoperto che il vaccino ha indotto “risposte immunitarie forti”. 

Uno studio separato condotto in Cina su oltre 500 persone ha mostrato che la maggior parte dei pazienti aveva sviluppato una risposta immunitaria anticorpale diffusa.

La autorevole rivista The Lancet ha pubblicato entrambi gli studi.

Uno dei coautori, la professoressa Sarah Gilbert dell’Università di Oxford, ha dichiarato che i risultati sono “promettenti”. “Se il nostro vaccino è efficace, è un’opzione promettente perché questi tipi di vaccini possano essere prodotti su larga scala”, ha detto. 

Il vaccino di Oxford con la partecipazione italiana

Il vaccino anti-Covid ChAdOx1, messo a punto dallo Yenner Institute della Oxford Universiy con la collaborazione dell’italiana Irbm “ha indotto una forte risposta immunitaria e anticorpale fino al 56/mo giorno della sperimentazione in corso”.

Si tratta di risultati preliminari riferiti alla fase 1-2 di sperimentazione che ha coinvolto 1.077 adulti sani. “Ulteriori studi – si legge – sono necessari per confermare se il vaccino protegga effettivamente dal Covid-19”.

Lo studio evidenzia “promettenti primi risultati” relativamente al vaccino ChAdOx1, che è definito “sicuro” e con “pochi effetti collaterali”.

I risultati preliminari hanno infatti dimostrato che nel campione di 1.077 soggetti adulti sani coinvolti nella sperimentazione, il vaccino era in grado di determinare “forti risposte” nella produzione di anticorpi e cellule immunitarie T fino al giorno numero 56 della sperimentazione clinica attualmente in corso.

Le risposte, sottolineano i ricercatori su Lancet, “possono essere addirittura maggiori dopo una seconda dose”.

Gli autori invitano comunque alla cautela, sottolineando che “ulteriori studi clinici dovrebbero essere condotti su questo prototipo di vaccino”.

I risultati attuali, precisano, sono infatti focalizzati sulla risposta immunitaria misurata in laboratorio e “ulteriori test sono necessari per confermare se il vaccino protegga effettivamente”.

La tecnica del vettore virale

Il vaccino si basa sulla tecnica del “vettore virale”, ossia l’utilizzo di un virus simile a quello che si vuole prevenire ma non aggressivo, a cui si “incollano” le informazioni genetiche che si spera facciano scattare la risposta immunitaria dell’organismo.

Ed è proprio questo che fanno nei laboratori di Pomezia: l’Irbm è uno dei leader globali nella produzione di vettori virali.

Questo vaccino in particolare utilizza un vettore virale di scimpanzé con deficit di replicazione basato su una versione indebolita di un comune virus del raffreddore (adenovirus), che causa infezioni negli scimpanzé e contiene il materiale genetico della proteina spike SARS-CoV-2.

Dopo la vaccinazione, la proteina spike superficiale attiva il sistema immunitario affinché attacchi il virus COVID-19 se questo dovesse in seguito infettare l’organismo.

Il vettore adenovirus ricombinante (ChAdOx1) è stato scelto per generare una forte risposta immunitaria già da una singola dose e non è replicante, non può quindi causare un’infezione nell’individuo vaccinato.

I vaccini prodotti con il virus ChAdOx1 sono stati finora somministrati a oltre 320 persone e si sono dimostrati ben tollerati. Possono però causare effetti indesiderati temporanei, come febbre, sintomi simil-influenzali, mal di testa o dolore al braccio.

La distribuzione

A distribuire il vaccino sarà il colosso farmaceutico AstraZeneca, che ha già concluso accordi multimilionari con il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations e Gavi the Vaccine Alliance per 700 milioni di dosi,

AstraZeneca ha anche concordato un accordo di licenza con il Serum Institute of India per la fornitura di un ulteriore miliardo di dosi, principalmente destinate ai Paesi a basso e medio reddito.

La capacità produttiva totale è attualmente pari a due miliardi di dosi. (Fonti: Ansa, Agi, The Lancet, Agenzia Vista /Alexander Jakhnagiev).