Coronavirus, il virologo Pregliasco: “In Italia non ci sarà un picco unico di contagiati”

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Marzo 2020 11:40 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2020 11:40
Coronavirus, il virologo Pregliasco: "In Italia non ci sarà un picco unico di contagiati"

Coronavirus, il virologo Pregliasco (nella foto): “In Italia non ci sarà un picco unico di contagiati”

ROMA  –  In Italia non ci sarà un picco unico di contagi di coronavirus “perché il picco italiano è la sommatoria dei picchi di province e comuni, e il contributo importante alla casistica viene dalla Lombardia”. A dirlo, intervenendo ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital, è il professor Fabrizio Pregliasco, virologo Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano.

“I dati ci dicono che, raggiunto un blocco che supera il tempo di incubazione massimo del virus, deve darci un’evidenza di risultati. Speriamo che tutto questo ci sia. Dal punto di vista dell’Italia c’è una situazione di lieve positività al di là di variazioni giornaliere di lieve rialzo, come quelle di ieri. Queste variazioni – ha spiegato Pregliasco – sono legate al fatto che sulla singola giornata incide il tempo di diagnosi, l’arrivo del caso a essere notificato, e in più sappiamo che i casi notificati, come sempre in tutte le epidemie, sono sottostimati: nella bergamasca, nel bresciano, a Milano, c’è l’oggettiva percezione che i casi siano di più”. 

Il virologo sottolinea come “questo rallentamento nella velocità del numeri di nuovi casi sia il segno dell’azione positiva delle misure di distanziamento sociale, e questo ci deve rinforzare nella voglia di continuare, perché i risultati, lo sapevamo, arriveranno nel prossimo weekend e nei primi giorni della prossima settimana. Non dobbiamo mollare”.

Pregliasco segnala un altro dato importante: “Gli accessi al pronto soccorso fortunatamente non sono in crescita, mentre l’altra settimana gli arrivi erano più frequenti. Tantissimi soggetti non sono censiti, e questo è legato alla variabilità della patologia, che vede una parte di casi che necessitano ricovero e molti casi che invece decorrono in modo più sereno”. (Fonti: Agi, Radio Capital)