Coronavirus e Vitamina D, c’è correlazione? Anziani sono carenti e sono la categoria più a rischio

di Caterina Galloni
Pubblicato il 5 Maggio 2020 6:33 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2020 19:57
Coronavirus e Vitamina D, c'è correlazione? Anziani sono carenti e sono la categoria più a rischio

Coronavirus e Vitamina D, c’è correlazione? Anziani sono carenti e sono la categoria più a rischio (Foto archivio Ansa)

Coronavirus e Vitamina D: i vecchi ne sono carenti e sono anche la categoria di età con il più alto indice di mortalità.

C’è un collegamento, sostiene un gruppo di ricercatori inglesi della University of East Anglia e del Queen Elizabeth Hospital Foundation Trust.

Lo aveva anticipato l’Università di Torino in uno studio condotto dai professori Giancarlo Isaia ed Enzo Medico.

I due scienziati torinesi suggerivano ai medici, già più di un mese fa

“di assicurare adeguati livelli di vitamina D nella popolazione, ma soprattutto nei soggetti già contagiati”.

E anche “ai familiari, agli operatori sanitari, agli anziani vulnerabili, agli ospiti di residenze assistenziali, alle persone in regime di clausura”.

Infine, più in generale, “a tutti coloro che per vari motivi non si espongono adeguatamente alla luce solare”.

Secondo il team inglese, in Europa sono stati scoperti dei legami fra bassi livelli di mortalità in chi assume vitamina D e COVID-19, riferisce Mike McRae di Science Alert.

La vitamina D, comunemente prodotta dalle cellule dell’epidermide esposte al sole potrebbe svolgere un ruolo positivo nel prevenire la mortalità a causa del coronavirus Sars-CoV-2.

“Riteniamo di poter consigliare l’integrazione di vitamina D per proteggere dall’infezione da Sars-CoV2. Il gruppo di popolazione più vulnerabile per Covid-19 è anche quello che presenta il maggior deficit di vitamina D”.

I ricercatori, scrive Victor Tangermann su Futurism.com, hanno scoperto che i livelli di vitamina D tra i cittadini di 20 paesi in Europa “erano fortemente associati” ai tassi di mortalità causati da Covid-19.

È importante notare, avverte il sito, che correlazione non significa causalità.

“È troppo presto per dire se esiste un nesso causale e se l’aumento dei livelli di vitamina D può essere d’aiuto alle persone a guarire dal virus”.

In poche parole, per gli operatori sanitari è probabilmente prematuro raccomandare l’integratore vitaminico.

Tuttavia, nel corso della pandemia la richiesta di vitamina C e D è aumentata in modo massiccio.

Con la pandemia Covid-19, le vendite di integratori di vitamina C sono aumentate in modo vertiginoso, come annunciato da Yahoo!

“La vitamina C da anni è considerata importante per il sistema immunitario e molti consumatori in questo momento stanno cercando di aumentare le difese. Il lockdown ha inoltre creato un’enorme richiesta di integratori di vitamina D”.

“In genere viene prodotta con l’esposizione al sole e poiché le persone hanno trascorso più tempo in casa, alcune sono preoccupate di una ricaduta negativa sul livello di vitamina D”.

Precedenti studi hanno dimostrato che l’aumento dei livelli di vitamina D, quando si è carenti, può ridurre il rischio di altre infezioni respiratorie tra cui influenza e tubercolosi, sottolinea Science Alert.

Dato che la maggior parte delle persone trascorre più tempo in casa, il National Health Service (SSN) del Regno Unito attualmente raccomanda di assumere quotidianamente 10 microgrammi di vitamina D.

“Alcune notizie riguardanti il coronavirus dicono che la vitamina D riduca il rischio di contagio”, si legge in un aggiornamento del SSN sul COVID-19. “Tuttavia, non ci sono prove che sia effettivamente così”. (Fonte: Futurism).