Coronavirus, la vitamina D protegge. Ecco i cibi che possono aiutare

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Marzo 2020 11:19 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2020 11:19
Coronavirus, la vitamina D protegge. Ecco i cibi che possono aiutare

Coronavirus, la vitamina D protegge. Ecco i cibi che possono aiutare

ROMA  –  La vitamina D può aiutare il sistema immunitario nel contrasto al coronavirus. Non lo sconfigge, certo, né ci rende immuni, ma può aiutare. Lo dice uno studio dell’Università di Torino, confermando le grandi potenzialità di questa vitamina, sottolineando in particolare che “ha un effetto nella riduzione del rischio di infezioni respiratorie di origine virale, incluse quelle da coronavirus, e di contrasto del danno polmonare da iperinfiammazione”. 

Ma dove la possiamo prendere? Purtroppo, a differenza di molte altre vitamine, questa viene principalmente sintetizzata dall’organismo attraverso l’assorbimento dei raggi del sole mediante la pelle. Insomma: l’ideale sarebbe esporre al sole anche solamente al viso e alle mani dieci/quindici minuti al giorno. 

Una cosa solo all’apparenza semplice, ma ardua in tempi di quarantena da coronavirus. E così chi non ha la fortuna di avere il sole e un balcone in cui mettersi a prenderlo può aiutarsi con il cibo. 

Ci sono infatti alcuni alimenti che contengono dosi di vitamina D. In primis il tanto odiato olio di fegato di merluzzo, ma non solo. Gli stessi autori dello studio dell’Università di Torino hanno stilato una lista di alimenti con il maggiore contenuto di vitamina D, ricordando che l’assunzione media giornaliera raccomandata per un adulto è di 15 microgrammi:

  1. un’aringa ne contiene, in media, 45 microgrammi
  2. un sugarello 19,5 microgrammi
  3. un filetto di spigola 16,5 microgrammi
  4. una decina di alici 16,5 microgrammi
  5. un piccolo sgombro 4,4 microgrammi
  6. mezzo piatto di funghi chiodini 4,2 microgrammi
  7. una piccola triglia 2 microgrammi
  8. una manciata di funghi shitake secchi 1,1 microgrammi
  9. un uovo 0,9 microgrammi
  10. una piccola crescenza 0,5 microgrammi.

(Fonte: Università degli Studi di Torino)