Covid, esistono 7 diverse forme di coronavirus lieve

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Novembre 2020 15:28 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2020 15:28
covid sintomi

Covid, esistono 7 diverse forme di coronavirus lieve (foto ANSA)

Oltre ad aver identificato diverse forme di Covid lieve, uno studio dimostra che il coronavirus lascia una sorta di impronta digitale nel sangue dei convalescenti.

Sono sette i sintomi che si possono manifestare in chi ha contratto il Covid in forma lieve.

Inoltre i cambiamenti prodotti nel sistema immunitario dei guariti possono durare fino a 10 settimane dall’infezione.

Lo spiegano sulla rivista Allergy i ricercatori dell’università di Vienna, guidati da Winfried F. Pickl.

I sette sintomi di Covid lieve

In uno studio condotto su 109 persone convalescenti e 98 sane, sono stati osservati i sintomi, arrivando a identificarne sette gruppi diversi.

Sintomi simil-influenzali (febbre, tosse, brividi e fatica);

sintomi simili al raffreddore (rinite, starnuti, gola secca e congestione nasale);

dolori articolari e muscolari;

infiammazione di occhi e mucose;

problemi polmonari (polmonite e respiro corto);

problemi gastrointestinali (diarrea, nausea e mal di testa);

perdita di olfatto e gusto.

I “segni” lasciati dal Covid nel sangue

I ricercatori hanno anche verificato che la Covid-19 lascia nel sangue dei convalescenti tracce rilevabili per lungo tempo, simili a impronte digitali.

Ad esempio il numero di granulociti, che nel sistema immunitario combattono i batteri, è più basso nel normale nei guariti dal Covid-19.

“Alcune cellule T immunitarie sviluppano delle cellule di memoria mentre altre rimangono fortemente attivate – spiega Pickl – ciò indica che il sistema immunitario rimane ancora impegnato parecchio con la malattia fino a diverse settimane dall’infezione”.

Si è anche visto che allo stesso tempo cala il livello di cellule T regolatorie (quelle che impediscono reazioni immunitarie eccessive), il che potrebbe essere pericoloso perché può consentire al sistema immunitario di attaccare i tessuti del corpo stesso.

Infine si è osservato nel sangue dei convalescenti l’aumento delle cellule immunitarie che producono gli anticorpi, tanto più alto quanto più alta è stata la febbre durante la malattia in forma lieve.

“I nostri risultati – dicono gli studiosi – possono aiutare a capire meglio la malattia e sviluppare i vaccini”. (fonte ANSA)