Covid, un guarito su cinque torna positivo dopo poche settimane

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Novembre 2020 14:38 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2020 14:38
Tar Lazio invadente, Lombardia e Piemonte incontinenti. Virus ringrazia

Tar Lazio invadente, Lombardia e Piemonte incontinenti. Virus ringrazia (Foto Ansa)

Covid, studio: 1 guarito su 5 di nuovo positivo dopo qualche settimana. Ancora non si sa se questi pazienti siano contagiosi.

Alcuni pazienti guariti dal Covid, a distanza di qualche settimana, possono risultare nuovamente positivi al tampone, pur in assenza di qualunque sintomo di reinfezione. L’osservazione, frutto della collaborazione tra medici, ricercatori e docenti del Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica, è pubblicata come su JAMA Internal Medicine.

“Al momento non è dato sapere se questi pazienti siano contagiosi e vadano dunque di nuovo quarantenati. Il test molecolare non è l’equivalente di una coltura virale e, dunque, non consente di appurare se nel campione prelevato dal naso-faringe dei pazienti sia presente virus vitale e, di conseguenza trasmissibile”, spiega il professor Maurizio Sanguinetti, Ordinario di Microbiologia all’Università Cattolica e Direttore del Dipartimento di Scienze di Laboratorio e Infettivologiche del Policlinico Universitario Gemelli.

Covid, cos’è l’RNA replicativo virale

La rilevazione del cosiddetto RNA replicativo virale viene proposto dagli autori come un indicatore della presenza di virus vitale e potenzialmente trasmissibile, ma saranno necessari ulteriori studi per stabilire se tali pazienti possano effettivamente trasmettere il virus. Lo studio è stato effettuato su 176 pazienti guariti dal Covid e seguiti da aprile a giugno presso il Day Hospital post-Covid del Gemelli, coordinato dal professor Francesco Landi.

Lo studio

La guarigione era stata precedentemente valutata sulla base dei seguenti criteri: assenza di febbre per 3 giorni consecutivi, miglioramento degli altri sintomi, 2 tamponi molecolari per SARS CoV-2 RNA negativi a distanza di 24 ore uno dall’altro. Nel corso del follow up (effettuato a distanza di circa 50 giorni dalla diagnosi), i campioni naso-faringei di questi pazienti sono stati analizzati per la presenza sia dell’RNA virale totale (genomico) sia dell’RNA virale replicativo (subgenomico).

“La presenza di RNA replicativo nei campioni – prosegue Sanguinetti – è stata utilizzata come indicatore di replicazione virale in atto. Nei pazienti risultati positivi per RNA totale, sono stati di nuovo analizzati i campioni ottenuti al tempo della diagnosi di Covid (che erano stati conservati a -112 F ), andando a ricercare la presenza di RNA replicativo. Tutti i pazienti sono stati inoltre sottoposti a test sierologico per le IgG/IgA specifiche del virus. Tra i 176 pazienti guariti, 32 (quasi 1 su 5) sono risultati positivi per l’RNA totale di SARS CoV-2, seppure a livello variabile. Solo uno di questi, tuttavia, è risultato positivo anche per l’RNA replicativo di SARS CoV-2. Sono stati rianalizzati i campioni ottenuti dai pazienti al momento della malattia e, come previsto, sono risultati tutti positivi per l’RNA replicativo di SARS CoV-2”.

Tutti i pazienti risultati nuovamente positivi (con un’unica eccezione) e tutti gli altri pazienti negativi al tampone di controllo presentavano un test sierologico positivo al follow-up. L’unico paziente risultato positivo sia per RNA totale che replicativo è diventato positivo a distanza di 16 giorni dalla guarigione (e dopo 39 giorni dalla diagnosi iniziale di COVID-19); si tratta di un soggetto anziano con ipertensione, diabete e malattia cardiovascolare, che presentava al follow up una sintomatologia compatibile con COVID-19.

Le conclusioni

“Tutti questi dati fanno sospettare che si tratti per questo paziente di una reinfezione o recidiva di infezione – commenta il professor Sanguinetti – mentre per i restanti 31 pazienti (tutti asintomatici) risultati positivi solo per RNA totale, è più probabile che si tratti di una eliminazione di frammenti di RNA virale, a seguito di risoluzione dell’infezione”.

“Questo studio conferma l’utilità di eseguire un accurato follow up dei pazienti guariti da COVID-19 e rafforza il concetto che le reinfezioni nei pazienti guariti da COVID-19 sono rare – conclude Sanguinetti -, sebbene in presenza di positività al test molecolare ‘convenzionale’ (che rileva l’RNA totale di SARS CoV-2). Pertanto, la ricerca dell’RNA replicativo di SARS CoV-2 potrebbe aiutare a risolvere il dilemma circa la reale infettività dei pazienti guariti da COVID-19 che ritornano a essere positivi per l’RNA di SARS CoV-2”.  (fonte AGI)