Il deliro, questo sconosciuto. Nel 40% dei casi si può prevenire

Pubblicato il 3 ottobre 2012 13:32 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2012 13:35

ROMA – Non c’è bisogno di essere vecchi o pazzi per farsi venire un attacco delirante: il più delle volte si tratta di una condizione incompresa e mal diagnosticata che potrebbe addirittura essere prevenuta. Il delirio, inteso come un’alterazione a livello cerebrale che può riguardare qualsiasi improvviso cambiamento dello stato mentale di una persona: che si tratti di mera confusione, o allucinazioni, disorientamento e alterazioni della personalità  come agitazione e irritabilità, è nel 40% dei casi prevenibile se dottori, infermieri e familiari ponessero maggiore attenzione ai sintomi, così da poter adottare piccoli ma significativi accorgimenti nel trattamento dei pazienti.

Dietro a un attacco delirante possono nascondersi le patologie più disparate: un’infezione del tratto urinario, una pericardite, una disfunzione della tiroide o un ictus, così come un problema di malnutrizione o uno squilibrio dei livelli di sodio e potassio. E’ importante che queste cause vengano individuate e riconosciute al momento del ricovero di un paziente delirante perché l’uso di sedativi, come le benzodiazepine, scelta naturale di fronte a episodi di estrema confusione, possono peggiorare le cose.

In un articolo apparso sul New York Times sono descritti i cambiamenti biologici che avvengono nel cervello umano poco prima di un attacco delirante. Saperli riconoscere è il primo passo verso un adeguato trattamento del fenomeno. I sintomi, isolati dal team di neurologi del Hebrew Senior Life di Boston, sono: squilibrio dei neurotrasmettitori e aumento di sostanze infiammatorie che interrompono la comunicazione tra i nervi (una sorta di corto circuito), un disturbo metabolico o carenza di ossigeno a livello cerebrale, alti livelli di cortisolo nei picchi di stress. Tali alterazioni nel cervello possono causare forme di psicosi e sfociare in delirio.

La prima regola è non affidarsi ai sedativi: quella che sembrerebbe essere la scelta più logica può risultare deleteria perché è sempre meglio mantenere il paziente sveglio e in contatto con la realtà. Per lo stesso motivo può essere d’aiuto anche mantenere i pazienti concentrati su data e ora o sul luogo in cui si trovano. E’ fondamentale, infine, che siano adeguatamente nutriti e idratati e che i loro sensi vengano costantemente stimolati.