Di che sangue sei? Il tipo 0 meno ictus e Alzheimer ma trasfusioni più difficili

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2015 15:15 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2015 16:05
Di che sangue sei? A e B a rischio infarto, 0 sano ma trasfusioni più difficili

Di che sangue sei? A e B a rischio infarto, 0 sano ma trasfusioni più difficili

ROMA – I gruppi sanguigni A e B sono i più a rischio di disturbi cardiovascolari, dall’ictus all’infarto. Il gruppo 0 invece è il più antico e sano, ma per chi possiede questo gruppo le trasfusioni possono essere un problema. Se invece il vostro gruppo sanguigno è AB il rischio di sviluppare disturbi cognitivi in età avanzata, come Alzheimer e demenza, è più alto che negli altri gruppi.

Ad ogni gruppo sanguigno, secondo un nuovo studio dell’università del Vermont condotto su 89500 adulti seguiti per 20 anni e pubblicato sulla rivista American Academy of Neurology, corrisponde un differente rischio di patologie.

I gruppi sanguigni si dividono in 0, A, B e AB e la tipologia dipende dai propri genitori: nel cromosoma 9 infatti è scritto il futuro gruppo sanguigno dell’individuo.

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Lo 0 è il gruppo più antico e anche il più raro: chi ha questo gruppo è chiamato “donatore universale“, perché può donare anche a chi ha un gruppo differente, ma può ricevere trasfusioni solo da altri 0. Pur essendo il gruppo più “sano”, cioè quello meno esposto a malattie, è anche il più sfortunato, proprio perché le trasfusioni per chi è di questo gruppo sono più difficili.

Chi possiede il gruppo A e il gruppo B invece sono i più esposti a patologie a carico del sistema cardiocircolatorio, come ad esempio trombosi venose, infarto e ictus. Inoltre alcuni studi sul gruppo A sembrano esporre chi lo possiede ad un maggiore rischio di tumori gastrici.

Diversa la situazione per il gruppo AB, che è chiamato “ricevente universale“, perché può ricevere trasfusioni di sangue da tutti i gruppi sanguigni. Questo gruppo però espone chi lo possiede ad un rischio maggiore di disturbi cognitivi con l’avanzare dell’età, cioè a patologie come la demenza senile e l’Alzheimer.