Dieta detox, senza glutine o alcalina: i falsi miti sul cibo sfatati dalla nutrizionista

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 marzo 2018 6:30 | Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2018 22:25
La nutrizionista sfata i miti della dieta detox, no glutine o alcalina

Cibi considerati detox (Foto d’archivio)

LONDRA –  Scettica nei confronti delle affermazioni dei guru dell’alimentazione, dei loro consigli “privi di basi scientifiche”, Pixie Turner, una biochimica e nutrizionista britannica, ha deciso di sfidarli poiché “le diete trendy e i cibi ‘disintossicanti’ non possono curare le malattie o garantire una perfetta salute”.

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Sul Daily Mail la dottoressa Turner ha elencato i miti alimentari più diffusi, smontati dalla scienza.

IL MITO DELLA DISINTOSSICAZIONE – Quante volte si è sentito qualcuno decantare le meraviglie della disintossicazione del corpo” o di una “disintossicazione primaverile”? Ma come funzionano?
“Cominciamo dai succhi depurativi: soltanto succhi per diversi giorni e che siano crudi, biologici, spremuti a freddo e non quello d’arancia del supermercato”. Secondo i predicatori del detox un succo depurativo “idrata le cellule”, come un bicchiere d’acqua, “fa splendere la pelle”, aiuta a perdere peso e ad aumentare le energie. Ma la Turner sostiene che una dieta a base di succhi manca di fibre, può essere ricca di zuccheri ed è probabile abbia poche proteine. La mancanza di sodio può scatenare vertigini e assumendo succo di verdura puro c’è totale assenza di carboidrati, che fa sentire stanchi: l’opposto di quanto promesso, è costoso e non porta ad abitudini di vita positive, è probabile che una volta si riprende a mangiare in modo normale, si recuperino i chili persi.

“E che dire del bicchiere di acqua calda e limone da bere al mattino appena svegli, consigliato da una miriade di guru del benessere, che affermano “elimini le tossine” e “risvegli il fegato”? “Prima di tutto, il fegato non ha bisogno di svegliarsi e, in secondo luogo, ascoltare i dentisti: avvertono che bere ogni giorno acqua e limone intacca lo smalto e danneggia i denti”.

IL MITO DEL GLUTINE – Negli ultimi due anni, un numero crescente di persone ha eliminato il glutine, spesso su consiglio di blogger del benessere che si lanciano in affermazioni prive di fondamento. “Il glutine per l’intestino è come una carta vetrata”, sostengono e lo accusano di una serie di sintomi vaghi e non specifici.

“Sia chiaro, ci sono motivi legittimi per non mangiare il glutine. L’unico modo per gestire la celiachia, che danneggia il rivestimento intestinale e causa gravi sintomi intestinali, è quello di eliminare totalmente il glutine dalla dieta, mentre coloro che soffrono di allergia al grano possono trarre beneficio dalla riduzione. Ma il resto delle persone? Non altrettanto”.

Meno del 5% della persone ha un problema reale con il glutine. Secondo la BBC, nel Regno Unito circa 8,5 milioni di persone (il 12%) affermano di non assumere glutine. Ciò significa che un numero enorme di persone esclude il glutine senza che ve ne sia la necessità.

Ci sono parecchi motivi che causano problemi intestinali: spesso una persona può sperimentare gonfiore dopo aver mangiato una grosso piatto di pasta, ma il problema non è l’alimento: è l’eccesso di cibo, mangiare troppo velocemente o non masticare correttamente.

Quando viene eseguito un test in doppio cieco, in cui alle persone vengono somministrati cibi senza sapere se contengono glutine, molti di quelli che si auto-diagnosticano una qualche forma di sensibilità non osservano alcuna reazione, il che indica che non è un reale problema. E mangiare cibi senza glutine potrebbe non essere salutare. Molte alternative hanno una gamma di ingredienti aggiuntivi per compensarne la mancanza e spesso contengono più zuccheri e grassi.

Una dieta priva di glutine è stata anche collegata a una riduzione di batteri buoni nell’intestino. Per la salute intestinale, e dunque la salute generale, la chiave è una dieta varia che “rende più facile la vita sociale, i carboidrati rendono felici!”, sostiene la biochimica.

IL MITO ALCALINO – La dieta alcalina si basa sulla premessa che il corpo funziona meglio se in uno stato leggermente alcalino e che i disturbi sono dovuti all’acidità nel corpo. I sostenitori di questa tesi dicono che ciò che mangiamo e beviamo influisce sul pH del corpo, compreso il sangue, per cui è bene consumare un’abbondanza di alimenti alcalini (principalmente frutta e verdura) ed evitare cibi che formano acidi (principalmente carne e latticini).

Da una prospettiva puramente nutrizionale, tutto ciò che incoraggia l’aumento del consumo di frutta e verdura ed è una buona cosa, dal momento che il 70% delle persone ammette di non mangiarne cinque porzioni al giorno.

“Il problema è che alla base della dieta alcalina ci sono una serie di affermazioni infondate; le persone troppo “acide” mostrano sintomi di ansia, affaticamento, mal di testa, insonnia e ipertensione. Le indicazioni sulla salute vanno dal relativamente buono, come la gestione del peso e la riduzione dell’acne al decisamente difficile da credere, come la cura del cancro”.

Il pH del corpo è strettamente sotto controllo. Quando si consumano cibi, il pH degli alimenti viene modificato in diverse parti del corpo: prima acido nello stomaco, poi più alcalino nell’intestino. Il pH del sangue è mantenuto tra 7,35 e 7,45, qualsiasi cosa al di sotto del pH 7,35 è considerata acidosi, e qualsiasi valore al di sopra di 7,45 è considerato alcalosi. Il pH del sangue è così strettamente controllato perché una deviazione di più di 0,4 unità di pH, in entrambi i casi è fatale. Essere “troppo acidi” non viene modificato rapidamente mangiando delle verdure; comporta farsi ricoverare in ospedale e il trattamento con lattato per via endovenosa.

“Essere troppo alcalini è altrettanto grave, richiede un trattamento con soluzione di cloruro per via endovenosa”. “La dieta alcalina è ricca di cibi “acidi”, cioè una dieta povera di frutta e verdura, è una tipica dieta di tipo occidentale. Sappiamo che ha conseguenze negative sulla salute, ma non perché rende il corpo “acido”. Per cui, abbandonare le etichette e seguire una dieta equilibrata”.

IL MITO DEI SUPERFOOD – Sembra incredibile ma l’olio di cocco è costituito dall’85% di grassi saturi. Una dieta ricca di grassi saturi in percentuale del consumo totale di energia è correlata all’aumento del rischio di malattie cardiache. Eppure l’olio di cocco ha in qualche modo raggiunto lo status di “superfood”, grazie ad alcune intelligenti tattiche di marketing ed esagerate affermazioni scientifiche.

Molte delle affermazioni sull’olio di cocco sono estrapolate dalla ricerca di un tipo di acidi grassi saturi chiamati trigliceridi a catena media (MCT), descritti come “grassi brucia grassi” poiché vengono rapidamente metabolizzati per produrre energia.  La parte scientifica: gli MCT hanno tra i 6 e i 10 atomi di carbonio, mentre l’acido laurico, il principale componente di acidi grassi dell’olio di cocco, ha 12 atomi di carbonio e, pertanto, non è considerato un “vero” un MCT.

Una ricerca del 2016, “non supporta le affermazioni diffuse secondo cui che l’olio di cocco è un olio sano in termini di riduzione del rischio di cardiopatie”. In quantità moderate, l’olio di cocco non è né “buono” né “cattivo” ma, come il burro, non deve essere mangiato in eccesso. “È un grasso saturo e non posso raccomandare di metterlo nel caffè ogni mattina, come fanno molti blogger del benessere”, sottolinea la nutrizionista.

“E passiamo alla moda dei superfood in polvere. Acquistati in grandi contenitori nei negozi di alimenti naturali, da cospargere ad esempio sui sui frullati, sono costosi, la loro efficacia è discutibile e molti anche anche un pessimo gusto”.

IL MITO DEL CIBO CRUDO – C’è l’errata convinzione che il cibo crudo sia più sano di quello cotto.
Effettivamente contiene enzimi buoni che la cottura distrugge quando li riscalda sopra i 40° C circa. Ma a distruggere gli enzimi è anche l’apparato digerente, a un pH di circa 2-3, grazie alla produzione di acidi gastrici.

La cottura del cibo può eliminare le tossine come i cianogeni e le lectine e uccide batteri e parassiti che potrebbero essere dannosi. Cucinando il cibo, si evita spesso un’intossicazione alimentare. In certi casi, la cottura del cibo può distruggere alcune vitamine, ma in altri ne rende più facile l’assorbimento da parte del corpo. In altri ancora, la cottura abbatte i componenti vegetali indigesti, il che significa un migliore accesso alle sostanze nutritive: non è chiaro e dipende dal cibo.

“Non è raccomandabile cuocere eccessivamente i cibi ma una cottura leggera ha evidenti benefici per la salute. Ciò che conta davvero è mangiare le verdure”, conclude la Turner.