Dita nel naso, perché lo facciamo? Ecco cosa c’è nelle caccole

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 Maggio 2015 20:45 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2015 20:45
Dita nel naso, perché lo facciamo? Ecco cosa c'è nelle caccole

Dita nel naso, perché lo facciamo? Ecco cosa c’è nelle caccole

ROMA – Perché ci mettiamo le dita nel naso? Vi farà sorridere ma se lo sono chiesti fior fior di scienziati giungendo alla conclusione che una ragione non c’è, o meglio non una soltanto. C’è pure un nome scientifico altisonante: rinotillexomania. Che se portata ai massimi livelli può sfociare in un disturbo ossessivo compulsivo. Ma questa è un’altra storia…

La verità è che se per i bimbi profanare le narici fa parte del naturale processo di esplorazione del proprio corpo, per i grandi è attività socialmente condannata seppure assai diffusa. Gli scienziati dicono che il 96,5% delle persone si mette le dita nel naso, in media 4 volte al giorno. Il che ci lascia desumere che di rinotillexomania non è mai morto nessuno. Evitando magari di farlo in pubblico o di scavare troppo in profondità, rischiando di perforarsi il setto nasale.

Anzi ci sono studi, come quello condotto dallo pneumologo austriaco Friedrich Bischingher che – orrore – invitano a ingerire il prodotto del proprio naso: secondo lo studio, menzionato anche dalla prestigiosa rivista New Scientist, le caccole stimolano le difese immunitarie.

Ma cosa c’è di tanto prezioso nelle caccole? Si tratta di muco nasale, composto principalmente da una proteina detta mucina e acqua. Ma può contenere anche enzimi antisettici, come il lisozima, che attaccano le cellule batteriche, anticorpi e lipidi. La sua funzione principale, oltre a tenere umida la cavità nasale, è di proteggerla dalla polvere e dai batteri esterni. Insomma, una delle tante barriere di cui è dotato il nostro corpo: essendo molto viscoso il muco intrappola gli agenti esterni evitando che vengano inalati.

Normalmente finisce in gola e nello stomaco, ma a volte si secca nel naso, generando una sensazione fastidiosa di prurito e secchezza. Ecco perché abbiamo l’istinto di infilarci le dita: per liberarcene. E secondo Bischingher, questo ricettacolo di microrganismi, una volta giunto nell’intestino, attiverebbe l’azione protettiva degli anticorpi, rafforzando il sistema immunitario e quindi l’organismo.