Israele, si nutre solo di succo di frutta per 3 settimane: danni irreversibili al cervello per iponatremia

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 4 aprile 2019 10:41 | Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2019 10:42
Succo di frutta per 3 settimane, danni al cervello per iponatremia

Israele, si nutre solo di succo di frutta per 3 settimane: danni irreversibili al cervello per iponatremia

ROMA – Ha bevuto solo acqua e succo di frutta per 3 settimane. Una dieta drastica che una donna di Tel Aviv, in Israele, ha seguito ottenendo come risultato di perdere in poco tempo 40 chili. Il digiuno prolungato e l’alimentazione sbilanciata le hanno però causato una condizione di iponatremia, cioè grave carenza di sodio, che le ha procurato gravi e irreversibili danni al cervello.

La donna, una 40enne, ha seguito il consiglio di un “terapista alternativo” che le ha suggerito un regime alimentare liquido e drastico per perdere peso velocemente. L’assunzione di sola acqua e succo di frutta, senza dunque proteine e zuccheri necessari al funzionamento degli organi e del cervello, dopo 3 settimane ha provocato alla donna una sindrome da iponatremia, cioè una intossicazione da acqua.

La iponatremia è una condizione metabolica in cui la concentrazione del sodio nel sangue è troppo bassa. Questo elemento è un elettrolita necessario alle cellule per svolgere importanti funzioni: oltre a regolare i livelli di liquido extracellulare e permettere il meccanismo dell’osmosi, viene usato dall’organismo anche per regolare impulsi nervosi e contrazioni muscolari. 

La condizione prolungata di iponatremia ha provocato alla donna gravi e permanenti danni al cervello e al suo organismo e ora le autorità stanno cercando il “terapista” che le ha suggerito il folle regime alimentare, anche per capire se ci sono altre persone che stanno seguendo la sbilanciata dieta e potrebbero rischiare la vita come la paziente. 

Stefano Erzegovesi, responsabile del Centro disturbi alimentari all’Ospedale San Raffaele di Milano, ha spiegato al Corriere della Sera: “Il digiuno, come tutti i meccanismi ancestrali, muove intense energie, fisiche e mentali, che vanno ascoltate e capite con attenzione e consapevolezza”.

E aggiunge: “Da un lato può essere un’incredibile risorsa di autoguarigione ma, dall’altro, se portato avanti in maniera rigida e persistente, può essere una delle concause più insidiose della sofferenza mentale in corso di anoressia nervosa. Se non ascoltiamo i nostri limiti e ci illudiamo di poter proseguire a oltranza col digiuno, cominciamo a soffrirne gli effetti mentali: tristezza, irritabilità, sbalzi d’umore e, soprattutto, silenziose e invadenti ossessioni per tutto quanto riguarda il cibo, il peso e l’alimentazione. Fino agli squilibri estremi descritti sopra”.