Doppio trapianto da un unico donatore con un fegato diviso in due grazie alla perfusione: il primato italiano

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 Agosto 2020 18:52 | Ultimo aggiornamento: 18 Agosto 2020 18:52
Doppio trapianto da un unico donatore con un fegato diviso in due grazie alla perfusione: il primato italiano

Doppio trapianto da un unico donatore con un fegato diviso in due grazie alla perfusione: il primato italiano (Foto Ansa)

Doppio trapianto da un unico donatore con un fegato diviso grazie alla perfusione: primato al Bambin Gesù di Roma

Un doppio trapianto di fegato da un unico donatore straniero combinando l’uso di un particolare macchinario, la macchina di perfusione epatica, con una tecnica che permette di dividere un fegato in due parti.

Il primo caso al mondo riportato nella letteratura scientifica che ha visto l’utilizzo delle due metodiche si deve ai chirurghi dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Grazie alla perfusione l’organo viene conservato in maniera più efficace e può rimanere per più tempo al di fuori del corpo. In uno dei due riceventi, il trapianto di fegato è avvenuto dopo 16 ore, quando normalmente il tempo massimo è di 8-10 ore. 

L’uso della perfusione extracorporea

La macchina di perfusione extracorporea viene frequentemente utilizzata nel trapianto di organi interi (fegato, rene, polmoni e cuore) in pazienti adulti.

Invece di immergere l’organo nella soluzione di conservazione e ghiaccio, lo si collega alla macchina che fa circolare al suo interno la soluzione di conservazione fredda. A questa si aggiunge ossigeno (perfusione ipotermica) oppure sangue ossigenato (perfusione normotermica).

Questa tecnica consente di prolungare i tempi di ischemia, cioè l’intervallo durante il quale l’organo rimane al di fuori dell’organismo.

“I chirurghi del Bambino Gesù – spiega l’ospedale romano – hanno utilizzato la macchina di perfusione per dividere in ospedale un fegato prelevato fuori Italia, dove non avrebbero potuto effettuare lo split, e realizzare così due trapianti contemporanei. Senza l’apporto del macchinario, visti i tempi di ischemia molto lunghi, ci sarebbero stati maggiori rischi di malfunzionamento degli organi trapiantati”. (Fonte: Ansa)