Infarto, bypass. Elenco ospedali: i migliori e quelli dove rischi di morire

Pubblicato il 4 ottobre 2012 9:59 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2012 12:45

(Tabelle Credits: Sole24Ore)

ROMA – Se siete colti da un infarto e vi ricoverano all’ospedale di Tivoli, chiedete un trasferimento immediato a San Benedetto. Se il nonno materno che vive a Napoli, si rompe il femore, portatelo subito a Brescia entro le prime 48 ore.  Il perché è iscritto tra le pieghe del nuovo portale messo in piedi dal Ministero della Salute, e curato dall’Agenzia sanitaria nazionale (Agenas), che fa la radiografia completa della sanità italiana, pubblica e privata. Da Aosta a Palermo, da Nord a Sud, il quadro che emerge è a macchia di leopardo. Tempi di attesa e di degenza, indici di rischio e qualità delle prestazioni, la classifica è organizzata per 42 tipi di intervento e mette insieme i migliori e i peggiori d’Italia. Una sorta di lista nera dei reparti dove la sicurezza dei pazienti è messa a rischio perché messa nelle mani di personale poco esperto. E dove, invece, si registrano punte di eccellenza. Ecco una selezione dei dati sulle prestazioni più rilevanti:

Per infarto del miocardio, con una mortalità stimata a trenta giorni, i risultati, sia migliori che peggiori, sono tutti al Centro Sud. E le differenze sono notevoli: si va dal 24% di mortalità dell’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli (il doppio della media) a poco più del 2% all’ospedale Madonna del Corso di San Benedetto del Tronto, nelle Marche (un quinto della media).

Se invece dovete sottoporvi a un intervento di bypass aortocoronarico, le differenze si fanno significative. L’intervento è tra i più diffusi al mondo e la mortalità stimata è a 30 giorni: si va da risultati negativi con indici otto volte superiori alla media a risultati positivi che al contrario sfiorano mortalità zero. Le performance migliori al Villa Maria Eleonora di Palermo.

In caso di ictus, la mortalità più elevata si concentra al Centro-Sud con valori tripli rispetto alla media: male l’ospedale di Venere a Bari, ma anche il Maresca a Torre del Greco, Pineta Grande a Castel Volturno (Caserta) e il Genzano di Roma. Contro risultati positivi anche dieci volte superiori alla media: ottime performance in entrambe le province autonome di Trento e Bolzano, il dato migliore al B. Eustacchio di San Severino, nelle Marche, e al Fatebenefratelli di Roma.

Per una colecisti, l’intervento migliore a cui sottoporvi è una laparoscopia con degenza entro 4 giorni. I risultati migliori sono legati ai valori più elevati: maggiore è la proporzione di interventi in laparoscopia, meno invasivi, migliore saranno le performance. Ma chi ottiene ottimi risultati raddoppia la media, mentre i risultati peggiori sono 5o volte inferiori a quelli medi. Le prestazioni migliori al S. Anna di Agrigento che 98,73% di successi contro lo scarsissimo 1,49% dell’ospedale Maggiore di Lodi.

Parto con taglio cesareo. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità i parti cesarei non dovrebbero superare il 20% del totale. La media italiana è piuttosto vicina a questo dato. Ma il Sud, tranne rare eccezioni, si stacca con valori cinque volte superiori anche se il record spetta al Lazio. Così l’ospedale di Carate Brianza si distingue per il minor numero di parti cesarei (appena il 4%) mentre nelle cliniche Villa Cinzia di Napoli e Mater Dei di Roma si usa quasi esclusivamente il più redditizio bistuti (rispettivamente 90 e 92%).

Infine la tanto dolorosa frattura del femore. La tempestività è tutto: essenziale intervenire entro le 48 ore per evitare successive complicanze anche croniche. Eppure in Italia la media dei risultati si ferma al 33% di interventi in tempo con esempi di ritardo estremo che sfiorano l’assenza di intervento. Puntuali al Nord: a Brescia, Merano, Montecchio Maggiore, Varese e Camaiore (Lucca), tutti oltre l’86%. Il più intempestivo l’ospedale Loreto Mare di Napoli

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