Studio australiano: farsi le canne può far venire pensieri suicidi

Pubblicato il 28 settembre 2012 15:22 | Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2012 20:05

marijuanaROMA – Farsi le canne può portare al suicidio. La consequenzialità non è immediata, ma gli ultimi studi segnalano che il consumo di cannabis può portare ad avere pensieri suicidi. In particolare è stato uno studio australiano, condotto dall’Università di Melbourne, a rivelare il legame tra cannabis e pensieri suicidi.

Un team di ricercatori australiani ha usato i dati di uno studio relativo a bambini nati nel 1977 in Nuova Zelanda per capire se esiste una relazione causale tra l’uso di cannabis e il pensiero di suicidio.

I dati presi in esame hanno riguardato 938 giovani intervistati sei volte nel periodo compreso tra i 15-30 anni. Nel campione osservato è risultato che il 38% delle femmine e il 31% dei maschi aveva avuto pensieri suicidi con un’età media di insorgenza di tali pensieri di 17 anni per le femmine e 18 anni per i maschi.

Sempre secondo lo studio la probabilità di avere questo tipo di pensieri nei consumatori giornalieri di cannabis è del 74,4% per le femmine e del 51% per i maschi rispetto ai non consumatori, rispettivamente il 35% e il 25,5%.

Dall’analisi emerge anche che l’uso ripetuto più volte in una settimana di cannabis porta a pensieri suicidi soprattutto nei maschi vulnerabili. Lo studio rileva anche che coloro che pensano al suicidio non sempre fanno uso di cannabis e questo è un aspetto da approfondire, ma sempre secondo i ricercatori l’uso precoce di questa sostanza rappresenta comunque un fattore di rischio aggiuntivo a causa dei danni e delle alterazioni neuropsichiche che è in grado di creare sopratutto nei più giovani.

“Questo studio, ha spiegato Giovanni Serpelloni, capo del Dpa, cosi come altri, fanno capire che l’uso di cannabis soprattutto in persone vulnerabili, può incrementare il rischio di mortalità per varie cause. E’ risaputo infatti che il Thc (principio attivo della cannabis) non crea una mortalità diretta, ma non può essere sottovaluto l’incremento di mortalità indiretta dovuto all’aumento delle probabilità di incidentalità stradale, sui luoghi di lavoro, domestica, criminale e non ultima suicidaria legati all’uso di cannabis e alle sue conseguenze sull’attenzione e sulla stabilità psichica in relazione sia agli stati depressivi che demotivazionali che è in grado di creare. Altri studi prima di questo avevano comunque già evidenziato che chi utilizza la cannabis quotidianamente è affetto da disturbi di ansia e depressivi e quindi risulta essere più esposto ad un maggior rischio di suicidio”.

Il Dipartimento ribadisce che è “necessario prevenire e sospenderne l’uso e per contro rendere più disponibile e socialmente accettato l’uso della cannabis soprattutto per le giovani generazioni, significherebbe incrementare un grave problema di sanità pubblica esponendo in particolare i giovani vulnerabili a rischi e danni in grado di minare il loro futuro e la loro vita”.