Elettrosmog da 5G non esiste. Gli scienziati: “Frequenze non dannose per la salute”

di Dini Casali
Pubblicato il 7 marzo 2019 10:18 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2019 10:18
Elettrosmog da 5G non esiste. Gli scienziati: "Frequenze non dannose per la salute"

Elettrosmog da 5G non esiste. Gli scienziati: “Frequenze non dannose per la salute”

ROMA – Il paventato rischio di danni alla salute da elettrosmog causati dalle alte frequenze utilizzate dalle reti 5G non esiste. All’alba della prossima rivoluzione tecnologica che, grazie alle reti 5G di ultima generazione, consentirà a pc, smartphone e altri dispositivi velocità e potenza di connessione internet finora impensabili, s’è già alzato il grido di allarme contro l’inquinamento elettromagnetico in arrivo: fa male, dicono gruppi di cittadini, associazioni, comitati sorti spontaneamente per chiedere lo stop all’implementazione delle reti di quinta generazione.

L’allarme è approdato anche in Parlamento, ma proprio dalla Camera dei deputati è giunta la risposta di esperti e scienziati, una risposta definitiva sulla scorta di ricerche e verifiche sperimentali: a dire che no, quelle reti non costituiscono un pericolo, sono stati istituti nazionali e comitati scientifici indipendenti le cui relazioni sono state allegate alle audizioni di fronte ai deputati. 

Se c’era un rischio molto basso di insorgenze tumorali da esposizione alle onde elettromagnetiche con le reti 2 e 3G, con quelle 5G il rischio si riduce perché se è vero che le nuove antenne si sintonizzeranno su onde elettromagnetiche più elevate e capillari, è altrettanto vero che applicate a celle più piccole e numerose (di qui il vantaggio tecnologico) garantiranno una minore esposizione della pelle. 

Sul quotidiano La Repubblica – che in anteprima ha potuto leggerne le conclusioni – scorriamo l’elenco dei soggetti istituzionali che hanno escluso ogni rischio di danni: “rappresentanti dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), del Centro Radioelettrico Sperimentale G. Marconi (CReSM), ma anche della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti, Icnirp (un organismo non governativo, formalmente riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e, appunto, dell’Istituto superiore della sanità (nella persona del ricercatore che lo rappresenta per questi temi, Alessandro Polichetti)”.