Emorroidi: metteteci acqua fresca e camminate

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 marzo 2018 10:53 | Ultimo aggiornamento: 14 marzo 2018 10:55
Emorroidi: metteteci acqua fresca e camminate

Emorroidi: metteteci acqua fresca e camminate

ROMA – Acqua fresca e camminate sono i due rimedi naturali che aiutano contro le emorroidi infiammate. Si tratta di un disturbo di cui soffre un adulto su due, ma la chirurgia è indispensabile solo in pochi casi. Le emorroidi infatti non sono un problema di salute, ma qualcosa che fa parte del corpo umano dalla nascita. I problemi sorgono quando c’è una infiammazione che provoca la sindrome emorroidaria.

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Fabio Di Todaro su La Stampa ha intervistato Andrea Bondurri, proctologo dell’ospedale Sacco di Milano e membro della Società Italiana di Chirurgia Colo-rettale scrive:

“Il problema non sono le emorroidi in quanto tali, ma la sindrome emorroidaria, che si ha nel momento in cui le vene emorroidali si infiammano e dilatano, formando della varici e provocando, a seconda dei casi dolore, prurito, senso di protrusione e sanguinamento”.

Tante le opzioni terapeutiche per questo disturbo che non va mai sottovalutato, perché può dipendere da altre cause, spiega Bondurri:

“Come le ragadi o i diverticoli, ma in realtà il sangue nelle feci può essere anche la spia di un tumore del colon-retto. La chirurgia è necessaria in meno di un caso su dieci – chiarisce Bondurri -. Occorre intervenire di fronte a un sanguinamento importante, che rischia di rendere il paziente anemico. Più in generale, la chirurgia aiuta queste persone a migliorare la qualità della propria vita. Più che per gradi, si ragiona sulla base della tollerabilità del problema”.

Le soluzioni sono diverse, dalla scleroterapia che interrompe l’emorragia e il prolasso, fino agli infrarossi:

“La scleroterapia, attraverso un’iniezione nel vaso che sanguina, interrompe l’emorragia e il prolasso. Lo stesso obiettivo è raggiungibile attraverso gli infrarossi: ma queste due opzioni non sempre risultano risolutive nel tempo, motivo per cui sono da escludere in caso di recidiva. In ogni caso – sebbene gli interventi avvengano ormai in ambulatorio o comunque nell’arco di una giornata con il ricovero per una notte – al paziente dopo è consigliato un periodo di riposo.

«Dal giorno dopo si può tranquillamente camminare – chiosa Bondurri -. Ma stare seduti a lungo non è consigliabile, così come effettuare sforzi fisici notevoli. Ecco perché, se si può, si dovrebbe rimanere lontani dal luogo di lavoro almeno per una settimana»”.

In caso di forme più gravi, invece, si rende necessaria la chirurgia e gli interventi sono di 3 tipi:

“l’emorroidectomia, la mucoprolassectomia con stapler e la legatura dei rami terminali dell’arteria emorroidaria superiore. Tutte prevedono protocolli adeguati per controllare i disagi e i dolori post-operatori”.

Esistono dei rimedi per intervenire in maniera “dolce”, spiega ancora Di Todaro:

“Una dieta ricca in fibre e acqua aiuta a superare la stitichezza: considerata un fattore di rischio per la sindrome emorroidaria. Per lo stesso motivo si incentiva il paziente al movimento: l’ideale sono la camminata e la corsa, che aumentano la motilità intestinale. «In questo modo tante persone risolvono il problema nell’arco di un paio di giorni», chiarisce Bondurri. Altri fattori predisponenti sono l’obesità e la diarrea: risolvendo questi aspetti, nella maggior parte dei casi in pochi giorni sfuma anche l’infiammazione che determina il problema”.