Essure, polemiche sul contraccettivo: “Crea depressione e dolori”. In Italia poco usato

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 dicembre 2016 23:30 | Ultimo aggiornamento: 9 dicembre 2016 23:35
Essure, polemiche sul contraccettivo: "Crea depressione e dolori

Essure, polemiche sul contraccettivo: “Crea depressione e dolori

ROMA – Essure provoca dolori addominali, nausea, vomito, depressione. Sono questi gli effetti collaterali denunciati da alcune donne francesi che fanno uso del sistema contraccettivo “Essure” prodotto dalla Bayer. Si tratta di un impianto permanente e irreversibile, che quindi porta alla sterilità e che assomiglia al più noto che consiste nella legatura delle tube. Il meccanismo crea una barriera naturale all’ingresso dello sperma attraverso dei micro-inserti morbidi e flessibili che vengono posizionati nelle tube delle pazienti con una procedura ambulatoriale.

In Italia però, il prodotto disponibile dal 2002 e rimborsabile interamente dal Ssn, è poco usato. A spiegarlo è Alessandra Graziottin, direttore del centro di ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano, che parla di una avversione tutta italiana alla pratica.

“L’Italia è in una situazione un po’ particolare – sottolinea l’esperta – perché sia uomini che donne hanno una vera avversione strutturata per la sterilizzazione, già praticano poco la contraccezione ormonale. Le sterilizzazioni che vengono fatte sono più per motivazioni mediche, e di solito si preferisce la legatura della tuba. A questo aspetto si aggiunge il fatto che abbiamo il record europeo di prime gravidanze con età media 31 anni e 3 mesi, il record mondiale prime gravidanze dopo i 40 anni, oltre il 6%, e una bassissima fertilità, tutte condizioni che non predispongono certo alla sterilizzazione”.

L’impianto del dispositivo causa una infiammazione delle tube con la produzione di un ‘tappo’ permanente di fibrina che impedisce il passaggio degli spermatozoi.

Nel 2015 l’Fda, l’ente americano che regolamenta i prodotti farmaceutici, ha esaminato migliaia di segnalazioni e non ha ritenuto di doverlo ritirare dal mercato, mentre nel 2016 ha emanato un ‘warning’, con una ‘black box’ sulle confezioni, ma sempre lasciandolo in vendita.

A quantificare l’accesso da parte delle italiane è uno studio del ginecologo fiorentino Mario Franchini su 12 centri italiani, in parte pubblicata sul Journal of Minimally Invasive Gynecology, da cui emerge che l’etò media è 39 anni e che non ci sono particolari segnalazioni di effetti collaterali. “Questo – commenta Graziottin – è dovuto da un lato al fatto che da noi possono impiantare il dispositivo solo ginecologi certificati, e dall’altro alla selezione molto rigida che si fa delle donne su cui praticare la sterilizzazione. C’è anche da dire che le segnalazioni in Usa e anche in Francia riguardano un ‘sanguinamento irregolare’, ma tra i 40 e i 50 anni è un fenomeno piuttosto comune nelle donne. Va detto che nessuna procedura medica è esente da effetti collaterali, che in questo caso sono segnalati intorno all’1-3%”.

 

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