Nell’animale più brutto del mondo c’è l’elisir di lunga vita

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 6 settembre 2012 18:08 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2012 18:12

LONDRA – Elisir di lunga vita, fontana della giovinezza, segreto della longevità: qualunque sia la vostra domanda, la risposta potrebbe essere nell’animale più brutto del mondo, l’eterocefalo glabro, anche conosciuto come la talpa senza pelo africana o “talpa nuda”. Roditore molto particolare, non solo per il suo “fascino” irresistibile.

Ha le stesse dimensioni di un topo, 12-13 centimetri coda inclusa, ma è rosa perché priva di peluria e con due denti davanti a completare un look di rara bruttezza. Passa tutta la vita dentro le tane, ma la particolarità che la distingue dal resto dei roditori è che la sua organizzazione sociale assomiglia molto più a quella delle api, delle formiche o delle termiti che a quella dei ratti.

Domina il branco, composto da 70-80 talpe, una femmina aggressiva, la regina, anche fisicamente più grande rispetto agli altri esemplari. Il suo peso arriva a più di 50 grammi, mentre gli altri restano fra i 30 e i 35 anni. La regina impedisce a tutti gli altri di accoppiarsi, mentre costringe i maschi “operai”, anche tre per volta, a riprodursi con lei. Le figliate, che possono arrivare a 15 piccoli per volta, sono in media cinque all’anno. Nella colonia ci sono da una parte gli “operai”, che scavano, cercano il cibo e accudiscono la prole e soddisfano i desideri della regina. Dall’altra ci sono gli esemplari più grossi che hanno il compito di difendere la tana da nemici esterni.

Altra particolarità della talpa nuda è che si tratta di un animale a sangue freddo, che quindi per sopravvivere ha bisogno di una temperatura costante. Così si spiega perché viva in gallerie (che arrivano a una lunghezza di 70 metri!) scavate a una profondità di 50 centimetri, dove la temperatura costante è di 30 gradi. Nei periodi più freddi si ricoprono di terra tiepida o si stringono l’uno con l’altro per mantenere il calore.

In sintesi, un animale grande quanto un topo, della stessa famiglia dei roditori che però ha l’organizzazione sociale di un insetto e la termoregolazione di un rettile, sopravvivendo otto volte di più di un ratto (per non parlare di api e serpenti): arriva fino a 30 anni.

Perché questo succede? La talpa nuda, innanzitutto, ha una straordinaria resistenza ai veleni. Le sue cellule possono tollerare enormi dosi (in rapporto al peso) di piombo, cadmio e altri veleni. Il suo unico cibo infatti sono le radici e i bulbi delle piante che crescono sopra le sue tane, e quelle del deserto africano sono particolarmente nocive. Nella sua capacità di resistere ai metalli nocivi c’è il primo segreto della sua longevità.

Il secondo segreto è la sua capacità di restare fertile per tutto l’arco della vita. Ora, immaginatevi una donna capace di partorire a 80 anni. Vi avvicinerete a capire l’eccezionalità della talpa nuda africana.

Da questo partiranno le ricerche dell’University College di Londra, coordinate dal professor Steve Jones, uno dei massimi esperti mondiali di genetica. Il “codice” dell’invecchiamento, infatti, così come è scritto nei nostri geni si può riscrivere.

Si pensi solo a una condizione: una volta passati gli anni della nostra adolescenza, invecchiamo sempre più velocemente. La probabilità media di morire (e qui sotto con gli scongiuri…) raddoppia ogni otto anni che passano. La probabilità più bassa di morire la abbiamo a 10 anni. Se dovessimo restare tutta la vita nello stato in cui siamo a 10 anni, spiega il professor Jones, un bambino nato nel 2000 sopravviverebbe fino al 3300. Ovvero si passerebbe da un’aspettativa di vita di 80 anni a una di 1.330. Non ditelo a Elsa Fornero