Fans, ci ingozziamo di antinfiammatori: troppi a lungo fanno male al… cuore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 marzo 2018 10:34 | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2018 10:34
Fans, ci ingozziamo di antinfiammatori: troppi a lungo fanno male al... cuore

Fans, ci ingozziamo di antinfiammatori: troppi a lungo fanno male al… cuore

ROMA – “Farmaci antinfiammatori non steroidei”, meglio conosciuti con il loro acronimo allettante, FANS: in Italia ne consumiamo troppi, troppo a lungo per curare soprattutto i dolori, l’insorgere di un mal di denti, di schiena, di testa. Peccato che a lungo andare non colpiscano più il bersaglio: soprattutto fanno danni, non solo alle vie gastriche, come tutti sappiamo, fanno male, in definitiva, al cuore e al cervello perché colpiscono il sistema vascolare.

Acido acetilsalicilico (l’aspirina), diclofenac, ibuprofene, ketoprofene e nimesulide: sono antinfiammatori e producono effetti analgesici (cioè placano il dolore) perché inibiscono l’attività degli enzimi COX, le proteine responsabili della formazione delle molecole infiammatorie. Sono quindi utili ma, spiegano i medici, quando agiscono in acuto, cioè di fronte alla sporadica insorgenza di un mal di denti o di un trauma doloroso: non vanno affatto bene quando li usiamo per contrastare patologie o dolori cronici.

E dal momento che non serve la ricetta e che l’età media della popolazione italiana si è molto alzata, dolori, doloretti, le cartilagini che vacillano, l’artrosi che si cronicizza… il risultato è che di antinfiammatori si abusa. Cesare Fiorentini, Direttore Sviluppo Area Clinica all’IRCCS Centro Cardiologico Monzino di Milano, spiega al Corriere della Sera perché è necessario fare attenzione.

I FANS infatti indeboliscono l’endotelio vascolare – quel tessuto interno di arterie e vene più a stretto contatto con il passaggio del sangue – rendendolo meno capace di vasodilatarsi e di rispondere allo stress a cui è sottoposto. Non solo, nelle persone con lesioni dell’endotelio i FANS destabilizzano quegli accumuli di grasso all’interno delle arterie -le placche aterosclerotiche- rendendoli liberi di “staccarsi” pericolosamente andando ad otturare altri vasi. Quando ciò si verifica a livello delle coronarie il risultato è un infarto, nel cervello è invece causa di ictus. Una ragione in più per assumerli solo quando servono. (Corriere.it)