Fecondazione eterologa, scegliere colore della pelle e degli occhi non si può…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Agosto 2014 12:53 | Ultimo aggiornamento: 6 Agosto 2014 12:54
Fecondazione eterologa, scegliere il colore della pelle e degli occhi non si può...

Fecondazione eterologa, scegliere il colore della pelle e degli occhi non si può…

ROMA – “Non si può scegliere il donatore secondo il colore della pelle, sarebbe razzismo“. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin torna a parlare di fecondazione eterologa, sottolineando come i futuri genitori non possano scegliere a loro piacimento il colore della pelle o degli occhi cercando un donatore ad hoc.

Mario Pappagallo sul Corriere della sera scrive che nel testo del decreto che dà il via libera alla fecondazione eterologa in Italia

“Non sarà prevista, infatti, la possibilità di scegliere, o comunque di garantire da parte del centro, la compatibilità del colore di pelle e occhi del nascituro con quello della coppia ricevente i gameti donati”.

Il ministro Lorenzin ha dichiarato:

“«Il discorso della compatibilità non è previsto. Il mio decreto è di un articolo e consente di far partire l’eterologa su tutto il territorio nazionale applicando le direttive europee e con controlli certi e chiari perché non si ripetano casi come i gemellini scambiati a Roma. Le linee guida saranno presentate in seguito. Il discorso della compatibilità se vuole farlo, lo introduca il Parlamento. Per quanto mi riguarda sono contraria: questa si chiama discriminazione razziale. Non se ne parla, sarebbe anticostituzionale. È come se chi adotta un bambino lo potesse scegliere. Lo impedisce la legge. Mica siamo al supermercato»”.

La Lorenzin ha poi aggiunto:

«in meno di un mese e mezzo sarà possibile fare la fecondazione eterologa su tutto il territorio nazionale negli ospedali pubblici con il ticket, come avviene già per l’omologa». Con il rischio, però, di innescare una nuova situazione all’italiana dove una Regione potrebbe applicare la possibilità di ammettere la compatibilità di scelta e un’altra no”.

Non tutti la pensano come il ministro, tanto che alcune in altri paesi la compatibilità del donatore per colore della pelle, occhi e gruppo sanguigno è una realtà, spiega Elisabetta Coccia, presidente di Cecos Italia, l’associazione che raggruppa i maggiori Centri italiani privati e convenzionati di fecondazione assistita:

“«In un contesto di globalizzazione come quello attuale in Italia è giusto garantire tale principio della compatibilità anche alle coppie appartenenti ad altre etnie e residenti nel nostro Paese. Si prevede anche il ricorso alla rete internazionale delle banche per la donazione dei gameti»”.

Per la parlamentare Ncd e vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera, Eugenia Roccella, la compatibilità è da escludere:

“«Questa si chiama selezione della razza e dei canoni estetici. Insomma, c’è stato detto che, come per l’adozione, ricorrere all’eterologa era un gesto d’amore, e che al bambino serve solo l’amore dei genitori. Un amore, però, condizionato al colore della pelle: lo amiamo solo se è bianco, se è nero non lo vogliamo?»”.

Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’associazione Luca Coscioni, confondere la compatibilità con la eugenetica è sbagliato:

“«Nell’applicazione delle tecniche con donazione di gameti, secondo gli esperti, i medici dovranno necessariamente rispettare il principio della “compatibilità” che attiene le caratteristiche somatiche e il gruppo sanguigno il più compatibili possibili con quelle della coppia ricevente. Tutto ciò viene attuato a livello internazionale ed è necessario nell’interesse dello sviluppo psico-emotivo sereno ed equilibrato dei bambini che nasceranno. Non si tratta di una pratica eugenetica o razzista ma è una scelta ragionevole volta non a selezionare il “miglior” bambino ma a rendere più facile la sua esistenza. Se il ministro Lorenzin vuole vietare tutto ciò interviene nella sfera di competenza del medico e la Corte Costituzionale ha già chiaramente precisato che in questa materia deve essere il medico e non il legislatore a decidere come procedere»”.