Fecondazione eterologa, il via delle Regioni: gratis o col pagamento del ticket

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 settembre 2014 1:32 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2014 16:54
Fecondazione eterologa, si farà in Regione: gratis o col pagamento del ticket

Fecondazione eterologa, si farà in Regione: gratis o col pagamento del ticket

ROMA – Fecondazione eterologa gratuita o dietro al pagamento del ticket. La differenza di “costo” dipenderà solo dall’età della donna. Fino a 43 anni, età considerata fertile, non pagherà nulla. E i neonati dovranno avere lo stesso colore di pelle della coppia ricevente. Queste le linee guida stilate dalle Regioni per la fecondazione eterologa in Italia e che dal 4 settembre potrebbero entrare in vigore.

La decisione delle Regioni è arrivata “per tutelare i cittadini ed anche se stesse da eventuali ricorsi”, come ha ammesso qualche assessore, data la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il divieto alla fecondazione eterologa.

Il documento, da quanto apprende l’Ansa, prevede che la fecondazione eterologa sia gratuita o si ottenga dietro al pagamento di un ticket, ma con dei paletti rispetto all’età delle donne riceventi, che devono essere in età potenzialmente fertile, ovvero avere fino a 43 anni. Sarà prevista inizialmente a carico dei Servizi sanitari regionali, ma le Regioni chiederanno al Governo che l’eterologa sia inserita nei Livelli essenziali di assistenza.

Il bimbo nato da fecondazione eterologa, precisa poi il documento, dovrà avere lo stesso colore di pelle della coppia ricevente. Per quanto possibile si manterrà, cioè, lo stesso fenotipo della coppia ricevente in relazione al colore della pelle, dei capelli e anche rispetto al gruppo sanguigno. Il nato da eterologa, poi, avrà la possibilità di chiedere di conoscere l’identità del padre o madre biologici una volta compiuti i 25 anni di età: a questo punto il donatore viene ricontattato e, se lo decide, potrà rivelare la propria identità.

Nel documento è stato previsto un limite massimo di 10 nati per ogni donatore. La coppia che ha già avuto un figlio da eterologa potrà però chiedere di avere altri figli da eterologa con lo stesso donatore.

Infine i donatori: potranno avere tra i 20 e i 35 anni le donne e 18-40 per gli uomini.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, frena tuttavia gli entusiasmi e precisa:

“Le Regioni fanno bene a lavorare insieme per trovare una linea comune ma una legge è necessaria anche per l’inserimento dell’eterologa nei Lea e in materia di ticket. Ho inviato la bozza di decreto a Camera e Senato e auspico che il lavoro parlamentare sia veloce”.

Le Regioni,fa notare Eugenia Roccella, parlamentare Ncd e Vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera,

”stanno cercando un accordo per effettuare da subito la fecondazione eterologa: un loro eventuale documento comune, però, non può offrire le garanzie necessarie per la sicurezza delle coppie e degli eventuali nati”.

E’ probabile che se le linee guida approntate il 3 settembre, dopo l’approvazione di domani in Conferenza delle Regioni, avranno il via libera anche dalla Conferenza Stato-Regioni, consentiranno a tutti i centri, pubblici e privati, di partire, almeno in una fase di transizione, fino cioè all’approvazione di una legge da parte del Parlamento.

Sergio Chiamparino, residente della Conferenza delle Regioni, è soddisfatto:

“L’accordo trovato oggi sul documento tecnico rappresenta un deciso passo in avanti per rendere effettivo l’esercizio di un diritto che è di tutti i cittadini”.

Un documento, quello delle regioni, indispensabile dopo la sentenza della Corte Costituzionale per la governatrice dell’Umbria Catiuscia Marini:

“C’è una sentenza dettagliata della Consulta ed abbiamo l’obbligo di varare linee guida, il rischio altrimenti è che partano i centri privati ma non possano farlo quelli pubblici. Il che è assurdo e grave”.