Fine vita, l’appello: No all’accanimento terapeutico sui bimbi terminali

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Febbraio 2020 19:43 | Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio 2020 8:25
Fine vita, no all'accanimento terapeutico sui bimbi terminali

No all’accanimento terapeutico sui bimbi terminali (Foto archivio Ansa)

ROMA – No all’accanimento terapeutico sui bimbi terminali. Lo chiede a gran voce il Comitato Nazionale per la Bioetica che raccomanda di mettere sempre al “primo posto il superiore interesse del bambino” e di evitare scelte dettate dalla volontà di “accondiscendere alle richieste dei genitori o per rispondere a criteri di medicina difensiva”. Appena 24 ore prima a intervenire sul delicato tema del fine vita, era stata la Federazione degli Ordini dei medici (Fnom), con una integrazione al codice deontologico che tiene conto della sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito

Sono bimbi senza speranza, spesso intubati, sottoposti a cure dolorose e inutili, che non porteranno alla salvezza ma a moltiplicare i giorni di sofferenza. Per loro il Comitato di Bioetica chiede di evitare cure “inefficaci e sproporzionate” che possono portare a “ulteriori sofferenze e un prolungamento penoso della vita”. 

“L’idea di un parere in materia”, spiega all’Ansa il presidente del Comitato di Bioetica Lorenzo d’Avack, “era nata in occasione del caso di Alfie Evans”, il bambino inglese affetto da una gravissima malattia rara e che i genitori avrebbero voluto trasferire da Liverpool a Roma. Il suo caso, ricorda il giurista, “fece molto discutere se in situazioni simili, la decisione di interrompere i trattamenti debba esser presa dai genitori o dai medici”. Oggi, prosegue, “grazie a tecnologie sofisticate, è possibile mantenere in vita pazienti che fino a qualche anno fa sarebbero deceduti. Tutto ciò rischia però di portare a un aumento di trattamenti inutili e dolorosi, che si configurano come accanimento clinico”.

Un comportamento che, per quanto riguarda i bambini piccoli, è “spesso praticato perché quasi istintivamente, anche su richiesta dei genitori, si è portati a non lasciare nulla di intentato”. Altre volte, invece, “viene praticato come difesa” da possibili accuse di interruzione attiva dei trattamenti. Di qui la decisione di elaborare il documento, in cui si raccomanda, soprattutto, di evitare che il bambino “sia considerato un mero oggetto di sperimentazione”.

Per aiutare ad orientarsi in decisioni così complesse, il Cnb raccomanda di istituire per legge i comitati etici negli ospedali pediatrici e di “integrare nei processi decisionali anche i genitori e persone di loro fiducia”. Ai giudici bisognerebbe ricorrere solo come extrema ratio. E, in qualsiasi caso, “il divieto di ostinazione irragionevole dei trattamenti” non deve tradursi “nell’abbandono del bambino” che invece ha diritto a “cure palliative in modo omogeneo sul territorio”. 

Fonte: Ansa