“Ftalati nel cibo? Non ci sono pericoli”: i chimici rassicurano

Pubblicato il 21 Aprile 2012 1:03 | Ultimo aggiornamento: 21 Aprile 2012 1:03

ROMA – Gli ftalati presenti nel cibo non sarebbero pericoloso. Il Consiglio Nazionale dei Chimici sostiene che l’allarme made in Usa sulla presenza di ftalati e nonilfenolo nei cibi, attraverso i loro involucri in plastica, sono infondati. Armando Zingales, presidente del Consiglio, ha detto: “L’attenzione in Europa verso gli imballaggi e la loro eventuale possibilità di contaminare i cibi è particolarmente elevata. Il regolamento europeo Reach è infatti molto rigido e più attento di quello statunitense”. “Il nonilfenolo, il tributilstagno, gli ftalati sia a basso che ad alto peso molecolare – aggiunge – sono sottoposti a severe restrizioni d’uso e le stesse sono oggetto di costante rivalutazione presso l’Agenzia europea sulla sicurezza chimica”.

La sicurezza dei generi alimentari in Italia e in Europa è dunque assolutamente garantita dalle norme e dagli operatori del settore. Ciò che non è serio, secondo Zingales, è la demonizzazione degli strumenti che la civiltà industriale impiega oggi per consentire la nostra qualità della vita. Come le tecniche di conservazione dei cibi.

“Il corretto confezionamento degli alimenti – continua Zingales – insieme al mantenimento del ciclo del freddo per alcuni prodotti, sono gli strumenti migliori per permettere una alimentazione varia e “sana” ai milioni di consumatori italiani ed europei, senza rischiare avvelenamenti e intossicazioni connessi allo sviluppo di patogeni da parte di batteri, muffe o la proliferazione di altri organismi. Queste rappresentano la stragrande maggioranza delle contaminazioni alimentari: pericoli di natura “biologica” e non ‘chimica’”.

I Chimici sostengono che un eventuale allerta sulla sicurezza alimentare vada posta sulla contaminazione involontaria da parte degli imballaggi, quanto piuttosto su additivi nei prodotti alimentari, come ha spiegato Zingales: “Negli Stati Uniti sono permessi ed impiegati additivi alimentari come gli oli vegetali bromurati, da noi assolutamente vietati. Certo, non tutte le additivazioni di sostanze di sintesi sono insalubri, ma è qui che occorre stare più attenti”.

Così come più attenzione si dovrebbe fare, sempre in tema di alimentazione, al consumo calorico e allo stile di vita: “Identificare nelle ‘sostanze chimiche’ il nemico, piuttosto che nelle proprie scelte alimentari è un comodo “outsourcing” delle responsabilità che ha come unico risultato apprezzabile quello di fare aumentare la sensazione di smarrimento e di impotenza dei cittadini meno attenti”, ha concluso.