Gas radon, killer invisibile: dopo il fumo di sigaretta seconda causa cancro polmoni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 novembre 2018 9:30 | Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2018 20:08
Gas radon, killer invisibile: dopo il fumo di sigaretta seconda causa cancro polmoni

Gas radon, killer invisibile: dopo il fumo di sigaretta seconda causa cancro polmoni

ROMA – Il 10% dei tumori ai polmoni è attribuibile al gas radon con 3.200 casi all’anno. Si tratta di un gas nobile radioattivo naturale, incolore, insapore e inodore ed è considerato la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo da sigaretta. Questo quanto emerge dal convegno “Radon rischio geologico dalla terra un pericolo invisibile per la salute: quanti lo conoscono”, organizzato dal Consiglio nazionale dei geologi, oggi al Cnr a Roma.

“Il radon – osserva Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale – è un gas radioattivo che si lega al particolato presente negli ambienti indoor e grazie a questo si deposita a livello dei bronchi, bronchioli e alveoli polmonari. Se inalato inizia a decadere rilasciando radiazioni che possono interagire con il Dna cellulare, dando il via al tumore. Nel caso di esposizione a questo gas, il tumore al polmone ha un’incidenza, in Italia, del 10% di tutti i tumori polmonari, con circa 3.200 casi all’anno”.

Secondo Nicola Rotolo, chirurgo del dipartimento di medicina e chirurgia dell’università degli studi dell’Insubria, “studi epidemiologici confermano che il radon nelle abitazioni aumenta il rischio di cancro del polmone; incremento stimato tra il 3% e il 14%, in relazione alla concentrazione media del gas”. Inoltre, continua, “si è osservato che il rischio di cancro di polmone nei soggetti esposti a questo gas aumenta esponenzialmente nei fumatori”.

 “Il problema radon è da ascrivere al campo dei rischi geologici – rileva in un documento la commissione ambiente del Consiglio nazionale dei geologi – poiché la geologia locale, l’interazione tra edificio e sito e l’uso di particolari materiali da costruzione naturali sono gli elementi più rilevanti” per “la valutazione dell’influenza del gas sulla qualità dell’aria interna alle abitazioni e agli edifici”; finora, “il problema dell’inquinamento indoor da radon nel nostro Paese è stato gestito da due figure professionali: i medici per l’aspetto sanitario, epidemiologico, e i fisici per l’aspetto tecnico legato alle operazioni di misura”.

Ma avvertono i geologi che “ai fini della prevenzione per ridurre o eliminare l’esposizione della popolazione al radon”, la loro figura riveste “un ruolo fondamentale per procedere alla mappatura delle concentrazioni del gas e per far dotare tutte le regioni d’Italia di un Piano di monitoraggio capillare sulle radiazioni da radon”; cosa che nei Paesi esteri viene fatta “dai competenti servizi geologici”.

Secondo Vincenzo Giovine, vicepresidente del Consiglio nazionale dei geologi, “la geologia può contribuire in maniera fondamentale nella riduzione dei rischi causati da tale gas. Uno studio geologico permette di definire le aree a maggiore concentrazione di radon. Dalla conoscenza della distribuzione e delle concentrazioni è possibile procedere a una programmazione degli interventi utili a mitigare gli effetti dannosi”.

Per esempio, rileva, “a livello macroscopico si può indirizzare l’espansione urbanistica verso aree a minor concentrazione e a minor rischio, mentre a livello puntuale di singole abitazioni o fabbricati si possono fornire informazioni che permettano di utilizzare i sistemi più idonei a ridurre e minimizzare la pericolosità del radon”.