Hiv, pillola per prevenzione ai gay: sono 19 volte più a rischio contagio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Luglio 2014 14:25 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2014 14:56
Hiv, gay 19 volte più a rischio contagio. Oms: "Prevenzione con antiretrovirali"

Virus Hiv (Foto LaPresse)

ROMA – Il rischio di contagio da virus Hiv per gli omosessuali è 19 volte più alto rispetto al resto della popolazione. Un dato che ha messo in allarme l’Organizzazione mondiale della Sanità, Oms, che nelle nuove linee guida ha consigliato ai gay di assumere i farmaci antiretrovirali come forma di prevenzione.

Una raccomandazione che arriva da uno studio statunitense, ma che è valida anche per l’Italia, come spiega Stefano Vella, direttore del Dipartimento del Farmaco dell‘Istituto Superiore di Sanità.

Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell’Oms, ha dichiarato:

“Constatiamo una esplosione dell’epidemia in questo gruppo a rischio soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione”.

Lo scorso maggio le autorità sanitarie statunitensi avevano consigliato i farmaci a tutti i gruppi a rischio, sulla base di studi che indicano che una pillola al giorno unita al preservativo abbassa il rischio del 25%, aggiunge l’Oms nel comunicato:

“Se gli omosessuali seguissero questa profilassi si potrebbero evitare un milione di nuovi contagi in dieci anni”.

La raccomandazione dell’Oms di dare la pillola antiretrovirale agli omosessuali per prevenire l’infezione da Hiv vale anche per l’Italia, spiega Vella, che sottolinea come la pillola non sostituisca gli altri metodi di prevenzione:

“In Italia il numero di nuovi casi fortunatamente è più basso rispetto ad altri paesi, ma per vedere esempi dell’esplosione delle nuove infezioni non dobbiamo andare lontano. Nel Marais a Parigi, ad esempio, l’incidenza dell’Hiv è del 7%, superiore a quella del Botswana. Per questo la raccomandazione vale per tutto il mondo, Italia compresa”.

Sull’efficacia del metodo, spiega Vella, non ci sono dubbi:

”Il principio è lo stesso della profilassi antimalarica per chi va in Africa, anche se ci sono dei problemi da risolvere. Intanto c’è l’aderenza alla terapia, che i test hanno dimostrato essere difficile da ottenere, poi c’è il problema dell’accesso. Queste terapie non si trovano certo in farmacia, ed è difficile dire chi dovrebbe pagarli. In Italia, almeno per ora, non certo il Ssn, forse sarebbe più giusto che chi li usa li pagasse di tasca propria”.

L’uso della profilassi anti Hiv non sostituirebbe comunque gli altri metodi, come anche la stessa Oms ha sottolineato:

“L’aderenza alla terapia è già difficile da ottenere in chi è malato in questo caso rischieremmo di avere persone che magari si sentono sicure, e si espongono al contagio, senza invece essere immuni. Per questo bisogna continuare a spingere anche sugli altri metodi, a cominciare dal preservativo. Ora nuove sperimentazioni stanno cercando di stabilire se anche prendendo la compressa più sporadicamente, in pratica ‘on demand’, la protezione rimane, questo faciliterebbe le cose”.