Il vaccino mi ha salvato dal Covid, ma senza mascherina mio padre si infettò: un malato racconta la sua esperienza

di Maria Tafuri
Pubblicato il 8 Dicembre 2021 9:29 | Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2021 17:49
Il vaccino mi ha salvato dal covid, ma senza mascherina mio padre si infettò: un malato racconta la sua esperienza

Il vaccino mi ha salvato dal covid, ma senza mascherina mio padre si infettò: un malato racconta la sua esperienza

Il vaccino ha salvato mio padre e me dalle conseguenze del Coronavirus. Voglio raccontare la mia esperienza, per condividere con voi quello che abbiamo passato, descrivervi i sintomi. Il vaccino ci ha salvato dalle conseguenze più gravi…ma è stata dura.

Soprattutto voglio esortarvi a fare  la terza dose del vaccino e, se non lo avete ancora fatto, a vaccinarvi. E anche esortarvi a osservare sempre le semplici e fondamentali misure di sicurezza.

Portare sempre la mascherina. Disinfettare le mani. Osservare sempre le distanze dagli altri.  Non abbassare mai la guardia.

Se mio padre, che ha superato gli 80 anni, non fosse stato vaccinato, probabilmente sarebbe andata molto peggio. Io…che di anni ne ho 50, chissà in che condizioni sarei.

Se lui avesse tenuto sempre la mascherina giocando a carte al centro anziani, avrebbe evitato, a se stesso e a me, questa difficile esperienza.

Invece vedendo gli altri che la indossavano a mezz’asta, che la tenevano sul gomito o sul collo… si è sentito stupido e ha iniziato, lui che prima portava la ffp2 anche in spiaggia, a toglierla… per non sentirsi diverso.

Dopo pochissimi giorni è stato contagiato e lo ha trasmesso a me.

Chi dice che il virus non esiste? Vorrei dire che…il prossimo che mi viene a dire che il virus non esiste lo prendo a calci.

La mia disavventura ha inizi a fine ottobre. Una brutta esperienza che ha travolto sia mio padre sia me e che è durata più di un mese.

Sono vaccinata con due dosi, la mia seconda a fine luglio. luglio. La seconda il mio papà l’ha avuta ad aprile perciò perciò prenoto per lui il booster.

Voglio rinforzare le sue difese contro questo virus che fa paura, specialmente pericoloso per una persona ultraottantenne come lui.

Mio padre, nonostante gli acciacchi, è una persona attiva e che ama stare con gli altri.

E qui hanno inizio i nostri guai. Mio padre frequenta un centro anziani di Roma.

La mia vigilanza è ancora più attenta. Lo subisso di ripetute raccomandazioni: “Porta sempre la mascherina, disinfetta le mani, non ti toccare il viso, stai a distanza di sicurezza…”

C’è poco da dire o da fare. Il Covid non perdona

A fine ottobre mio padre inizia ad avere dei sintomi strani, inizia a non tenere la pipì… Sembra che abbia preso una cistite, forse un po’ di freddo visto che in quei giorni aveva rinfrescato…

Ma poi vedo che le sue dita diventano più chiare… non riesce quasi ad alzarsi dal letto e forse ha un po’ di febbre. I sintomi sono molto vaghi, mi dice il medico, ma il pensiero corre subito al peggio…al Covid un tampone è d’obbligo…

In quei giorni eravamo venuti nelle Marche dove mio padre è ancora residente anche se ormai dalla pandemia sta sempre con me a Roma. Avevo fissato una serie di visite mediche tra cui la terza dose di vaccino e anche la visita al Cimitero dove è sepolta mia madre. Avevo preso dei giorni di ferie dal lavoro proprio per fare tutte queste cose.

Ma il virus ci ha anticipato. Il responso del tampone antigenico fatto in farmacia è stato purtroppo positivo per mio padre.

Tampone molecolare a mie spese, ho fatto doppio vaccino

A quel punto corro a fare il tampone molecolare per lui e per me.

So che la malattia va trattata presto quindi per evitare di perdere giorni preziosi aspettando di fare il molecolare con il servizio sanitario nazionale (che sarebbe stato non prima del 2 novembre) lo facciamo privatamente il 29 ottobre.

A ragione. Anche il mio tampone è positivo: abbiamo il Covid. Avviso tutte le persone con cui sono stata a contatto, devo assentarmi dal lavoro. Amici e colleghi fanno il tampone.

Per fortuna, e per precauzioni osservate al limite del maniacale, sono tutti negativi.

Ripercorro i miei movimenti, le cose che ho fatto, i comportamenti. Nessuno dei
miei contatti è positivo.

Ho scoperto l’origine del contagio. Il problema rimane: il vaccino ti salva ma può non impedire il contagio

La paura arriva insieme col virus. Siamo vaccinati. E’ vero. Perciò  dovremmo correre meno rischi. E’ un pensiero che aiuta, consola.

Sono passati i tempi duri della pandemia, ma l’immagine di quei camion dell’esercito che in un macabro corteo trasportavano le salme di esseri umani privati dalla possibilità di un addio mi si ripresenta prepotente.

Il sole tra le foglie degli alberi porta lontano dalla mente i pensieri mortiferi e sì, mi dico e mi incoraggio: tutto andrà bene. Ci sono le cure. Siamo vaccinati. Non può essere letale.

Siamo in due in casa. Due entrambi malati e con la febbre.

I medici ci curano, i cari vicini ci fanno la spesa, ci danno una mano come possono.

Io, rovente di febbre, faccio da mangiare, pulisco l’indispensabile e tengo spesso le finestre aperte.

Fa freddo, ma se non lo faccio una specie di nebbia pesante aleggia in casa: è il nostro respiro.

Quando mi soffio il naso è come se ne fuoriuscisse colla trasparente. Mio padre ancora di più…

Ora posso immaginare cosa stia succedendo nei miei polmoni, invasi da questa specie di sostanza vischiosa che li rende sofferenti.

Ho crampi continui alle braccia e alle gambe… molto forti. Questo mi spaventa molto
perché so di aver ereditato da mio padre un problema alla coagulazione del sangue. Anche quando avevo fatto la prima dose di vaccino avevo sentito questi crampi anche se meno forti.
Col saturimetro misuro spesso il nostro livello di ossigeno. I medici dell’Usca vedono che la mia saturazione va bene- Per mio padre propongono gli Anticorpi Monoclonali. Somministrazione fissata per il 2 novembre.

Mi reggo in piedi appena, ma devo restare vigile

Mi reggo in piedi appena, ma devo restare vigile per mio padre che non riesce a contenere la pipì. Non bastano i pannoloni, devo continuamente cambiare le lenzuola e i pigiami.

Sono giorni che dormo a intermittenza, forse pochi minuti per volta.  Sono distrutta.
Devo sdraiarmi sul letto. Voglio chiudere gli occhi per qualche minuto.

Li riapro mentre sento una voce lontana che mi chiama. E’ mio padre. Corro da lui. Lo trovo a terra. E’ caduto. Voleva alzarsi dal letto per andare in bagno. Non riesco ad alzarlo.

E’ notte fonda. Chiamo i medici del 118 che mi aiutano e lo rimettono a letto. Mi dicono di ricoverarlo ma io non voglio. Ho paura di lasciare un anziano sordo da solo in un Pronto Soccorso con il Covid.
Abbiamo entrambi la febbre alta. Per mio padre arriva anche la polmonite bilaterale da Covid.
La mattina dopo mio padre ha già fissata la somministrazione degli Anticorpi Monoclonali in Ospedale. Io potrò accompagnarlo perché faremo un percorso “sporco” e vista la sua grave sordità e il fatto che saremo in una stanza noi due soli i medici hanno consentito la mia presenza.

La somministrazione va bene…così sembra.

Altri esami  tra una settimana e tampone fissato per il 12 novembre. Per entrambi.
Conto i giorni. Non vedo l’ora che diventiamo negativi.

Il mio corpo è fiaccato, la mia mente è fiaccata: dal virus, dalla paura e da un senso di impotenza. Di isolamento e solitudine.

La solitudine da Covid è tremenda. Non puoi chiedere aiuto a nessuno. Puoi solo aspettare la chiamata dei medici dell’Usca sperando che trovino il tempo di venire a visitarti o almeno di chiamarti per controllare come va.

La sera mio padre ha la febbre piuttosto alta ma era previsto… gli do la Tachipirina e uso anche  un asciugamano imbevuto con acqua fredda per abbassare la temperatura.

Io curo lui e lui fa a me le iniezioni di eparina sulla pancia.

Per alcuni giorni mio padre sembra stabile. C’è sempre questo grave problema della pipì ma la saturazione non sembra preoccupare. I medici dell’Usca vedendo che comunque la saturazione di mio padre si è abbassata prescrivono il cortisone e l’ossigeno. A me fanno le prove di coagulazione del sangue visto che continuo ad avere i crampi. 

Situazione stabile, poi il peggioramento

La situazione rimane stabile per qualche giorno. Ci illudiamo, speriamo..

Siamo al 9 di novembre. I medici dell’Usca vengono a visitarci e vedono che stiamo peggiorando. Io sono a pezzi per i crampi e la spossatezza.

Mio padre ha la saturazione bassa, continua ad avere i problemi con la pipì… deve urinare di continuo.

Condizioni da ricovero

I medici stabiliscono che ci sono le condizioni per il ricovero.

Dopo quasi mezz’ora arriva l’ambulanza e ci mettono in osservazione in una stanza del Pronto Soccorso. Siamo su una barella chiusi in una stanzetta.

Ci fanno gli esami del sangue.

Quando portano mio padre a fare una Tac polmonare è notte fonda. I miei valori legati alla coagulazione del sangue sono alterati. Colpa del Covid.

Mi dicono che per mio padre serve il ricovero in reparto Covid per via della Polmonite Bilaterale.

Il medico del Pronto Soccorso chiede il ricovero per entrambi. Al reparto Covid, dopo un’ora di viaggio in ambulanza, fortunatamente ci mettono insieme in una stanzetta dalla quale non si può in nessun modo uscire.

Iniziamo a prendersi cura di noi. Controllano la saturazione, la pressione, i valori del sangue. Dopo qualche giorno si sentiamo entrambi meglio anche se io continuo a sentire i crampi e papà di notte usa l’ossigeno.

Ma siamo ancora prigionieri del virus. I tamponi sono positivi.

Lo abbiamo in corpo da 20 giorni ormai e sembra non volersene andare. Comincio a dubitare che possa davvero lasciarci e mi assale di nuovo la paura: quando finirà?

Nel frattempo l’Ospedale Covid si è riempito. In 10 giorni è passato da avere poche persone a 48 ricoverati.

Unici interlocutori i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che ci assistono completamente bardati. Sono gentili e premurosi…

Guardo mio padre: invecchiato di 5 anni in pochi giorni. Anche per me, stanca come se sulle mie spalle si fossero posati dieci anni in più all’improvviso, dallo specchio nessuna clemenza.  Mi è venuta anche una macchia sul viso. E una strana dermatite. Regali
del Covid.

Intanto il reparto si riempie di giorno in giorno sempre di più.  Arrivano sempre più persone infettate da questo virus.

Dalla mia camera parlo con due signori che si sono infettati in Ospedale, dalla terrazza con una signora che mi racconta che  aveva fatto un primo tampone dall’esito negativo e che ha scoperto di avere il Covid solo perchè non riusciva più a respirare.

Anche lei è in ospedale da molti giorni… Si sente stanca e frustrata… Vuole andare a casa.

“Il Covid non esiste”, dice qualcuno. Il vaccino non serve

Giuro che il prossimo che mi dice che il vaccino non serve, che il Covid non esiste o è una “semplice” influenza lo prendo a calci con tutta la forza che mi rimane.

Io che ho sempre aborrito la violenza non so immaginare altra risposta dopo la disperazione, la solitudine, il dolore fisico ed emotivo che ho sofferto in questi giorni.
Ho il diritto di essere irragionevole di fronte a chi impunemente mette in pericolo la vita degli altri.

Ennesimo tampone. Siamo a quasi un mese dal contagio, in attesa del nuovo vaccino

Facciamo l’ennesimo tampone. Siamo a quasi un mese dal contagio. Buone notizie: mio padre ed io entrambi negativi.
Finalmente. Vivi, guariti dal Covid ma non ancora liberi delle conseguenze del virus.
Usciamo dal Centro dopo un mese dal contagio.

Siamo fuori da quel luogo che ha inghiottito il mio corpo e la mia mente per 18 giorni.
18 giorni di calendario. A me sembra sia passato un anno vissuto in un incubo.

Siamo ancora molto deboli entrambi, ma finalmente torniamo a casa. Vivi.

Devo pensare alle necessità pratiche. 

Mentre eravamo in Ospedale il mio compagno – unico non contagiato – era venuto nelle Marche da Roma e per 10 giorni aveva dovuto alloggiare in albergo. 

Poi ha fatto sanificare la casa da una ditta professionale ed è entrato.

In casa ha visto tutta la sofferenza che avevamo patito in quei giorni.

Ora, con molto sacrificio e attingendo ai risparmi ho dovuto assumere una
domestica.

Al momento non sono in grado di badare a mio padre e di pensare anche
a me stessa.

Il Covid esiste e io lo posso testimoniare. Osservate le misure anti-Covid

Ho voluto raccontare perché sono testimone che il virus esiste e se attacca fa molto male. Acuisce tutte le tue debolezze, fisiche e mentali.

All’ospedale Covid gran parte delle persone ricoverate erano completamente vaccinate. I medici mi hanno raccontato che lo scorso anno avevano quasi un morto al giorno.Ora invece, grazie al vaccino, molte persone ce la fanno. Secondo loro i vaccinati scampano conseguenze letali. 

Cosa sarebbe accaduto se mio padre ultraottantenne e con patologie spesso indifferibili dall’età non lo fosse stato?

Cosa sarebbe accaduto a me? Sinceramente sono contenta di non saperlo.
Vaccinarsi contro il Covid non rende immuni: e chi si toglie la mascherina dicendo “ma io sono vaccinato” mette a rischio se stesso e gli altri…

Il virus è contagiosissimo, questo lo posso dire con certezza.

Per difendersi al meglio è fondamentale osservare le misure anticovid.

E non abbiate timore di passare per maniacali…per una volta tanto, esageriamo.