Influenza, la statistica dice che siamo all’epidemia. Ma almeno se la prendi niente raffreddore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Dicembre 2019 12:17 | Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre 2019 13:24
Influenza, la statistica dice che siamo all'epidemia. Ma almeno se la prendi niente raffreddore

Influenza, 1.099.000 casi da ottobre: epidemia per la statistica ufficiale

ROMA – Con 207.000 contagi nella scorsa settimana e 1.099.000 casi da ottobre a oggi, l’influenza ha superato la soglia che fa scattare l’epidemia. Ad aggiornare le stime è l’ultimo bollettino per la sorveglianza delle sindromi influenzali Influnet, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità. Nella 50/ma settimana del 2019, ovvero dal 9 al 15 dicembre, l’incidenza totale è stata di 3,4 casi per mille assistiti, “sovrapponibile a quello della scorsa stagione influenzale”.

Influenza scaccia raffreddore

Chi prende l’influenza può almeno consolarsi con la ‘protezione’ dal raffreddore. Secondo uno studio dell’università di Glasgow (lo pubblica la rivista Pnas) infatti con l’infezione da virus influenzalisi  ha il 70% di probabilità in meno di essere poi colpito dai rinovirus. Cioè uno tra i principali responsabili delle sindromi da raffreddamento. Lo studio si basa sull’osservazione di oltre 36mila persone per nove anni. Che sono state testate per 11 virus respiratori diversi.

Quelli infettati dall’influenza A, è emerso dalle analisi, hanno appunto il 70% di probabilità in meno di essere colpiti successivamente dal virus del raffreddore. Una osservazione confermata anche dagli andamenti generali delle epidemie di influenza e raffreddore, che di solito hanno picchi in mesi diversi.

Competizione fra virus?

“Come leoni e iene competono per le risorse alimentari, crediamo che i virus respiratori potrebbero competere per le risorse nel tratto respiratorio – spiega Sema Nickbakhsh, l’autore principale -. Stiamo analizzando diversi possibili meccanismi, ad esempio questi virus potrebbero competere per le cellule da infettare, oppure la risposta immunitaria ad uno potrebbe rendere più difficile l’infezione all’altro”. (fonte Ansa)