Influenza: picco a metà febbraio. E’ suina ma preoccupa il ceppo Usa

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Gennaio 2015 20:26 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2015 20:26
Influenza: picco a metà febbraio. E' suina ma preoccupa il ceppo Usa

Influenza: picco a metà febbraio. E’ suina ma preoccupa il ceppo Usa

ROMA – Un milione e mezzo di italiani sono già a letto con la febbre ma il vero picco influenzale è atteso per metà febbraio. Nella maggior parte dei casi si tratta del virus A-H1N1, la cosiddetta suina. Ma a preoccupare i virologi è il nuovo ceppo che si sta diffondendo in Usa e Nord Europa, l’A-H3N2. Stefania Salmaso, direttrice del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità spiega:

”Nelle ultime settimane sono stati segnalati una sessantina di casi più gravi, ed in una cinquantina di questi è stato necessario ricorrere alla ventilazione assistita attraverso l’apparecchiatura Ecmo”.

Si sta dunque entrando nelle fase più acuta dell’influenza stagionale con già due decessi per complicanze. Ad Aosta e un bambino a Lecce. Salmaso però tiene a freno eventuali allarmismi:

“Ci si attendeva l’arrivo di un ceppo virale nuovo ed eventualmente più virulento, ma al momento il ceppo che continua a circolare maggiormente è appunto l’H1N1, già noto e già ricompreso nella composizione del vaccino. Questa è solo la riprova della efficienza di tale virus, che non si è lasciato sostituire, almeno finora, da altri virus emergenti nuovi”.

L’altro ceppo, quello più virulento, si sta diffondendo solo in Usa e nord Europa, ma non in Italia: si tratta di una variante del virus A-H3N2, che non è ricompresa nel vaccino.

”Potrebbe arrivare anche da noi – spiega l’esperta – ma bisogna vedere, nel caso, in che termini e portata. Insomma è una spia rossa che si accende, ma non è detto che a ciò corrisponderà poi un reale pericolo”.

Dello stesso avviso è Fabrizio Pregliasco, ricercatore del dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Milano:

”Su 266 casi di influenza isolati per la sorveglianza campionaria in Italia, 190 sono dovuti al virus A-H1N1, pari al 71%. Questo dato, però, non allarma. Infatti, il virus della suina è quasi diventato un virus stagionale; quando comparve per la prima volta, nel 2009, destò preoccupazione, ma non si è poi rivelato particolarmente aggressivo ed oggi è compreso tra i virus influenzali presenti nella composizione del vaccino”.

Come gli altri virus, sottolinea Pregliasco,

”l’H1N1 continua a circolare ed il dato che colpisca di più i giovani si spiega con il fatto che un virus parente era già circolato in passato e, dunque, gli anziani sono più coperti dalle vaccinazioni fatte”.

Anche per Pregliasco, qualche timore in più desta il virus emergente H3N2:

“Se arrivasse, potrebbe allargarsi il numero di persone colpite ma – tranquillizza – non si tratta comunque di un virus di marcata gravità”.

A pesare sul bilancio finale in termini di numero di casi e decessi, invece, potrebbe essere il calo (circa il 30%) registratosi quest’anno nelle vaccinazioni a seguito della vicenda Fluad, il vaccino ritirato e poi scagionato da presunti legami con alcuni decessi sospetti tra anziani.

Per Carlo Signorelli, presidente della Società Italiana di Igiene, si fa ancora in tempo a vaccinarsi: per la copertura servono due settimane e il picco è atteso appunto per metà febbraio.

“Per le categorie a rischio, come gli over-65, non è mai troppo tardi, e questo gesto potrebbe evitare conseguenze più gravi”.