Inverno stagione killer: più infarti, ictus e sos malattie infettive

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 dicembre 2016 10:03 | Ultimo aggiornamento: 21 dicembre 2016 10:04
Inverno stagione killer: più infarti, ictus e sos malattie infettive

Inverno stagione killer: più infarti, ictus e sos malattie infettive (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Con l’inverno e l’arrivo del freddo inizia il periodo con la più alta probabilità di morire, 20 volte maggiore rispetto ai giorni di grande caldo. Aumentano in particolare i rischi di infarto e ictus, nonché la propagazione dei virus (quindi delle malattie infettive), visto che si tende a stare in luoghi chiusi.

Lo afferma, ricorda il New York Times, uno studio condotto in 13 paesi del mondo tra cui l’Italia, pubblicato dalla rivista Lancet, secondo cui a uccidere non sono tanto i giorni di picco negativo della temperatura quanto i periodi prolungati di temperature un po’ sotto la media. Lo studio, pubblicato nel 2015, ha analizzato oltre 74 milioni di morti attribuibili a caldo e freddo, trovando che le temperature estreme, in un senso o nell’altro, sono responsabili di meno dell’1% della mortalità totale.

La grande maggioranza delle morti attribuibili alla temperatura, oltre il 7% del totale, scrivono gli esperti, è dovuta a giorni in cui la colonnina di mercurio è sotto la temperatura ottimale, mentre solo lo 0,42% si ha in estate quando fa più caldo del normale. L’effetto, sottolinea lo studio coordinato dalla London School of Hygiene, è maggiore nei paesi a climi temperati, con qualche giorno di freddo più intenso del normale che uccide di più in Australia che in Svezia. Le cause principali sono che il sangue con il freddo diventa più denso, aumentando il rischio di ictus e attacchi cardiaci per la formazione di coaguli, e il fatto che la tendenza a stare in luoghi chiusi più a contatto con gli altri favorisce le malattie infettive, e a queste si assommano effetti come il maggior numero di incidenti per le strade ghiacciate o le morti per incendi provocati da stufe e camini. “Le evidenze che abbiamo trovato – concludono gli autori – hanno conseguenze importanti per pianificare interventi di salute pubblica che minimizzino le conseguenze di temperature avverse”.