Magrini, capo Aifa, ha preso il Coronavirus parlando senza mascherina con un medico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Ottobre 2020 9:57 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2020 9:57
Nicola Magrini, capo Aifa, ha preso il Coronavirus parlando senza mascherina con un medico

Magrini, capo Aifa, ha preso il Coronavirus parlando senza mascherina con un medico (Foto Ansa)

Nicola Magrini, direttore dell’Agenzia del farmaco, ha preso il Coronavirus per aver parlato senza mascherina con un medico poi risultato positivo.

“Io, capo dell’Aifa, ho preso il Covid per un’imprudenza”. Nicola Magrini, direttore di Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, racconta in un’intervista al Corriere della Sera come ha contratto il virus. “sono stato ricoverato per 12 giorni in isolamento, ho contagiato mia moglie ma per fortuna non i miei collaboratori. So dunque di cosa parlo”. 

Magrini ha preso il Coronavirus parlando senza mascherina con un medico

“Credo di essere stato contagiato a Bologna da un medico, mio conoscente, mi sono fermato a parlare in corridoio con il mio amico medico, ambedue senza mascherine per alcuni minuti quasi per rilassarsi e guardarsi meglio negli occhi. Dev’essere successo lì”.

E aggiunge: “Lui il mercoledì ha saputo di essere positivo e io il venerdì ho avuto febbre e qualche sintomo. Lo riconosco, sono stato imprudente. Ero al primo mese del nuovo incarico e in quelle settimane ho visto tanta gente e stretto troppe mani”.

Cortisone e eparina pilastri per le cure

Dopo 6 mesi cosa è cambiato in tema di terapie? “Ora sappiamo che il cortisone è il cardine delle cure: è provato che riduce la mortalità. Un secondo pilastro è l’eparina. All’inizio del prossimo anno arriveranno gli anticorpi monoclonali, opzione preziosissima” mentre il plasma iperimmune “non si sa ancora se funziona, neppure negli Usa dopo oltre 4 mila pazienti trattati”.

Quanto al remdesivir, dice Magrini, “servono nuovi studi, bisogna vedere se aggiunge qualcosa all’efficacia di cortisone e eparina e il modo per farlo è uno studio randomizzato”. Conclusione: “Insomma, serve più ricerca e abbiamo bisogno di meno studi clinici ma più grandi, randomizzati e più coordinati a livello internazionale”. (Fonte Corriere della Sera)