Mal di testa: lo sapevi che una puntura al mese libera dall’emicrania?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2019 11:01 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2019 11:02
mal di testa: basta una puntura al mese per guarire

Emicrania, anticorpo riduce attacchi in pazienti cronici (foto Ansa)

ROMA – Forse non tutti i nove milioni – in maggioranza donne – che in Italia soffrono di mal di testa, cefalee ed emicrania variamente declinata sanno che basta una puntura per liberarsi da quel penoso fardello. Una piccola iniezione sottocutanea, una volta al mese, 

La medicina ha infatti messo a punto una nuova classe di farmaci definita dagli esperti rivoluzionaria, rappresentata da alcuni anticorpi monoclonali, che promette un forte miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Emicrania, malattia in cerca d’autore

Una malattia che è come “un personaggio in cerca d’autore”, percepita sostanzialmente solo da chi ne soffre. Nella quale al dolore si associano altri sintomi come spossatezza, nausea, vomito, e che secondo le statistiche più aggiornate ha colpito almeno una volta con un attacco forte 15 milioni di italiani.

È l’emicrania, sulla quale con il progetto “The Beating Brain. Emicrania: arte e neuroscienza contro il disagio”, presentato in anteprima a Roma, si cercherà di sensibilizzare anche attraverso la fotografia, con scatti d’autore.

Una iniezione al mese evita che si cronicizzi

“Per evitare il rischio più grande dell’emicrania – spiega il professor Paolo Martelletti, direttore del Centro Regionale per le Cefalee dell’Università La Sapienza presso l’Ospedale Sant’Andrea di Roma – che è la cronicizzazione ora abbiamo una nuova classe di farmaci rivoluzionaria che sono gli anticorpi monoclonali per il Cgrp (peptide correlato al gene della calcitonina). Sono delle sostanze iniettate sottocute una volta al mese che prevengono assolutamente in modo stabile l’insorgenza delle crisi. Si tratta di terapie di prevenzione. Sono cure della malattia”.

Malati due volte: quando c’è e quando temi che arrivi

“La persona con emicrania – evidenzia il professor Pietro Barbanti, direttore dell’unità di cura e ricerca sulle cefalee del San Raffaele Pisana di Roma – è sempre malata. È malata nei giorni in cui ha l’attacco emicranico ma è malata di paura dell’attacco. Vive sempre a metà, e fatica ad essere compresa, a rivelarlo agli altri”.

“La storia dell’emicrania – aggiunge Barbanti – è fatta di cure preventive in cui la toppa spesso è peggio del buco. Perché gli effetti collaterali sono molto invasivi e riescono a volte ad essere quasi peggiori della disabilità emicranica. La situazione è cambiata recentemente perché è iniziata l’era del primo tipo di trattamento ‘cucito su misura’. Degli anticorpi monoclonali che bloccano propagazione e genesi dell’attacco e possono consentire al paziente per la prima volta una vita attiva e il diritto alla felicità”. (fonte Ansa)