Malattia di Lyme: sintomi e cura dell’infezione trasmessa dalle zecche

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 novembre 2017 11:13 | Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2017 11:13
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Malattia di Lyme: sintomi e cura dell’infezione trasmessa dalle zecche

ROMA – Malattia di Lyme: sintomi e cura dell’infezione trasmessa dalle zecche. Con coraggio la simpatica conduttrice tv Victoria Cabello, rivelando il calvario di tre anni di una patologia invalidante seguita alla puntura di zecche, ha avuto il merito di accendere i riflettori sulla malattia di Lyme, o boriellosi, malattia di cui si sa poco ma che è molto diffusa in Italia come nel resto dell’emisfero settentrionale. Non è il morso della zecca che è pericoloso, ma il contagio che l’insetto trasmette.

Una malattia che non va sottovalutata, tanto che il New York Times l’ha definita “la malattia infettiva che si diffonde più rapidamente (negli Stati Uniti) dopo l’AIDS”. Il nome deriva dalla cittadina di Old Lyme (Connecticut) dove si verificò una prima epidemia di questa malattia, nel 1975. La causa della borreliosi, altro nome per identificare questa malattia, è un batterio spiraliforme (Borrelia burgdorferi) che infesta le zecche, le quali posso trasferirlo agli uomini e agli animali. (sussidiario.net)

Trasmessa all’uomo dalla zecca detta ‘dei boschi’ o ‘della pecora’(Ixodes ricinus, che attacca anche caprioli, cani e altri mammiferi), “l’infezione da Borrelia è caratterizzata da un eritema migrante, che si allarga introno al morso fino a raggiungere i 50 cm di diametro e compare dopo un periodo di incubazione da 5 a 30 giorni”, spiega Giusto Trevisan, direttore della Clinica dermatologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Trieste, che è centro sovra regionale di riferimento per la malattia.

“Se riconosciuta nella fase iniziale – aggiunge – guarisce quasi sempre con una terapia a base di antibiotico specifico. Se cronicizzata però può portare complicazioni a carico di cute, articolazioni, apparato nervoso e, più raramente, cuore e sistema immunitario. Inoltre non pochi, soprattutto tra i bimbi, sono gli episodi di paralisi facciale”. Il batterio, sottolinea Rezza, “è molto diffuso in Europa centrale e settentrionale. In Italia interessa soprattutto il Triveneto, con casi riportati in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Veneto”.

Ma sempre più spesso, aggiunge Trevisan, “ci arrivano casi provenienti da regioni non tradizionalmente interessate come Toscana, Sardegna, Abruzzo”. “Il problema principale – conclude Rezza – è proprio in queste regioni dove non è endemica perché, essendo poco nota e con sintomi poco specifici, molti sanitari non riescono a riconoscerla, se non dopo mesi dal contagio”.