Marchionne, Riotta, il ritorno dello Jedi e le Piramidi d’Egitto

Pubblicato il 31 Dicembre 2010 12:14 | Ultimo aggiornamento: 31 Dicembre 2010 12:14

Yoda, personaggio di "Guerre Stellari"

La scelta è legittima ma non mancherà di far discutere. Il Sole 24 ha deciso: Sergio Marchionne è l’uomo dell’anno 2010. Il fatto che un giornale vicino a Confindustria scelga un uomo che da Confindustria vorrebbe essere molto lontano non sorprende: fa parte di un gioco fatto di messaggi in codice e mosse tattiche.

Sorprendono, invece, le parole con cui il direttore del quotidiano, Gianni Riotta, motiva la decisione. Riotta, che è stato anche direttore del Tg1, ne ha parlato giovedì 30 dicembre a Radio Rai mostrando di non vedere l’ora che la scelta sollevi il polverone. Poi ha spiegato: “Qui non si tratta di scegliere se fare le auto come vuole Marchionne o come vogliono Landini e Cremaschi, si tratta di scegliere se fare o non fare le auto”.

Fare o non fare, come diceva Yoda nell’ultimo episodio di Guerre Stellari “Il ritorno dello Jedi” aggiungendo un assertivo “non c’è provare”. Il “tertium non datur” vale per lo Jedi, vale per Riotta e vale per Marchionne in una forma che suona grossomodo così: “O si fa come dico io o vi scordate soldi e posti di lavoro”. Coniugare investimenti e diritti, qualunque cosa voglia dire la formula bersaniana, è il terzo impossibile, un orizzonte estraneo a Marchionne, il manager del pullover. Poi il segretario del Pd, e il sindacato tutto, dovrebbero spiegare dov’erano mentre si delineava lo scenario attuale. BlitzQuotidiano l’ha scritto più volte ma a quei tempi Marchionne a sinistra piaceva, e non poco.

Bersani, poi, al di là degli slogan, potrebbe iniziare a risolvere un paio di problemi: il primo, strutturale, è quello di esprimere una posizione che sia una a nome di tutto il  Pd sulla faccenda evitando la tempesta di “distinguo”. Il secondo è quello di dire come, a suo giudizio, si coniugano i diritti con lo sviluppo. Beppe Grillo, in uno show di qualche anno fa diceva: “Bisognerebbe mandare la Cgil in Cina”. Una provocazione per risolvere un problema serio: quello della concorrenza con chi ha regole diverse e inapplicabili da noi, almeno per ora a Marchionne piacendo.

Tornando a Riotta e all’elogio di Marchionne, il giornalista ha aggiunto: “Si può anche scegliere di non farle le auto. Molti paesi l’hanno già fatto. Marchionne ha scelto di farle e sta solo cercando di salvare il settore”. Forse è vero. Certamente, però, è vero che il “fare o non fare” ha il “leggero” difetto di essere manicheo e semplificante. Anche gli egiziani potevano scegliere di non fare le piramidi. Hanno scelto di farle con quello che offriva loro il mercato, gli schiavi.

Quello che lascia interdetti, in tutta la storia, è il senso stesso del concetto di regola. Siamo da sempre stati abituati a pensare le regole come una cornice invalicabile, lo spazio dentro cui muoversi per cambiare una situazione. Marchionne va oltre: in mente ha l’obiettivo e plasma, unilateralmente, le regole alla bisogna per ottenerlo nel modo più semplice possibile. A chi dissente viene “cordialmente” indicata la porta, i sindacalisti Fiom  di Pomigliano e Mirafiori ne sanno qualcosa.

Ma, se vale la logica  silenzio assenso,  la strategia Marchionne piace a tanti. Piace al presidente della Fiat John Elkann, definito qualche giorno fa da Furio Colombo (uno che un po’ se ne intende essendoci stato dentro per qualche anno) il grande “assente”. Piace anche al Governo che da Termini Imerese in poi ha scelto la linea del silenzio assoluto. “Non expedit” dicevano tempo fa in Vaticano a proposito della partecipazione della vita politica. Non expedit, oggi, è la linea di comportamento dei vari Sacconi, Romani, Tremonti e Berlusconi sulla questione. La “grana Fiat” comunque la si voglia vedere è scivolosissima per i consensi, quindi meglio far finta che non esista.

Il risultato, solo per fare un esempio,  è che gli operai torinesi faranno bene ad ammalarsi solo quando va bene a Marchionne: sufficientemente lontani dalle ferie per non dare al manager (padrone suona obsoleto) la sensazione che stiano provando ad allungarsi un ponte. Dalla guerra preventiva in Iraq al sospetto preventivo in Fiat. Quanto alla mensa, agli operai rimane mezz’ora a fine turno. Qui Marchionne non ha osato: perché non alimentarli e idratarli con un sondino durante il turno in catena?

(Emilano Condò)