Maternità dopo il cancro: conservazione degli ovociti per le future gravidanze

Pubblicato il 14 Maggio 2012 12:26 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2012 12:26

ROMA – Essere madre dopo un tumore. Questa la nuova frontiera che la ricerca medica vuole raggiungere. La tecnica è stata spiegata da Anna Bagnato, ricercatrice capo al Regina Elena di Roma, si occupa delle tecniche per garantire la maternità alle donne che hanno sconfitto il cancro. La ricercatrice ha spiegato: “Prima dell’ inizio delle cure si preleva del tessuto ovarico o alcuni ovociti, che vengono congelati e riutilizzati dopo la guarigione”.

La Bagnato ha detto: “Questa malattia (il cancro, ndr) colpisce ogni anno 5mila donne in Italia. A volte le cellule tumorali diventano resistenti alla chemioterapia tradizionale. Abbiamo scoperto che questo avviene per colpa dell’ attivazione troppo alta di un recettore particolare sulla superficie delle cellule, chiamato “recettore A dell’ endotelina”. Un farmaco per bloccare questo meccanismo e neutralizzare le difese del tumore dell’ ovaio è già in sperimentazione. Un altro ancora più selettivo sta per iniziare i suoi test”.

Lo studio della Bagnato, che ha collaborato con Laura Rosanò, Francesca Spinella, Valeria Di Castro e Roberta Cianfrocca, è stato finanziato dall’Airc e pubblicato su Pnas e Clinical Cancer Research. Il 13 maggio, in occasione della Festa della Mamma, le “Azalee della ricerca” dall’Aiic, Associazione italiana per la ricerca sul cancro, sono tornate nelle piazze italiane. L’obiettivo dei 25 mila volontari era quello di raggiungere 10 milioni di euro, secondo Airc “un contributo indispensabile per garantire continuità a quei progetti di ricerca che promettono risultati concreti nella cura del cancro”.