Medici non specializzati in ospedale? Regioni vogliono laureati per arginare l’emergenza

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 26 Settembre 2019 15:02 | Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2019 18:17
Medici non specializzati arruolati in ospedale? Regioni vogliono laureati per arginare l'emergenza

Medici in ospedale in una foto d’archivio Ansa

ROMA – Medici non specializzati negli ospedali? E’ la proposta delle Regioni per affrontare l’emergenza negli organici. “Per affrontare l’attuale carenza di medici specialisti sono necessari interventi urgenti al fine di garantire adeguati servizi sanitari”, dichiara Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, spiegando l’elaborazione di alcune proposte per risolvere il problema della carenza dei medici nel Servizio Sanitario Nazionale, al fine di garantire ed assicurare l’erogazione dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, su tutto il territorio nazionale.

“La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome propone provvedimenti per superare l’emergenza, sia temporanei che strutturali e di sistema – spiega Bonaccini – che implicano il coinvolgimento di più soggetti istituzionali. Quindi mettiamo a disposizione del ministero della Salute il documento della Conferenza delle Regioni per condividerlo, nella consapevolezza che siano necessari interventi immediati e quindi normative straordinarie e urgenti. Un provvedimento che acceleri l’accesso dei medici al Servizio Sanitario Nazionale, garantendo la possibilità di poter conseguire la specializzazione. Anche per chi si sta specializzando l’assunzione a tempo indeterminato dovrà prevedere il completamento del percorso formativo”.

“Sono inoltre da prevedere – rileva ancora Bonaccini – norme che consentano per il prossimo triennio ai medici di stipulare contratti di lavoro autonomo anche per lo svolgimento delle funzioni ordinarie, il conferimento dell’incarico a medici in possesso di altra specializzazione e l’assunzione a tempo determinato degli specializzandi già presenti nelle graduatorie concorsuali. Serviranno anche risorse aggiuntive per valorizzare con adeguati compensi le professionalità sanitarie rivolte alla guardia medica o in pronta disponibilità sanitaria e per aumentare i posti a livello nazionale nelle scuole di specializzazione. Infine – conclude Bonaccini – vanno nel contempo valorizzati gli specializzandi, con più specifici obiettivi formativi, e le competenze delle professioni infermieristiche, ostetriche, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione”.

Zaia: “Servono 56mila medici in Italia, 1300 in Veneto”.

“Oggi abbiamo fatto una pre-riunione dei governatori del centrodestra, è stata positiva abbiamo parlato di molti argomenti, quello centrale è stata la sanità, vale a dire la mancanza dei 56mila medici in Italia e della necessità assoluta di prendere le prime misure straordinarie per trovarli. La nostra necessità è dare i servizi ai cittadini.
Ripeto: 56 mila medici in Italia, di cui 1.300 in Veneto”. Lo ha detto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, facendo il suo ingresso ai lavori della Conferenza delle Regioni, a cui oggi per la prima volta ha partecipato il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia.

Sui temi dell’autonomia il governatore ha aggiunto: “dal governo Gentiloni non abbiamo avuto una proposta di intesa, come è successo con il Conte 1 e con il Conte 2, quindi mi rifiuto di parlare delle singole competenze quando il governo non ha ancora messo nero su bianco la sua idea di Autonomia. E’ come essere in un ristorante – ha concluso – e ti viene chiesto a quale piatto sei pronto a rinunciare. Beh, io rispondo, fammi vedere il menù prima”. (Fonte Ansa).