Neil Diamond malato di Parkinson, ma la musica potrebbe aiutarlo

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 gennaio 2018 6:00 | Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2018 17:13
La musica potrebbe aiutare Neil Diamond, che ha scoperto di essere malato di Parkinson

Neil Diamond (Foto Ansa)

NEW YORK – Neil Diamond, cantautore e compositore statunitense, ha il morbo di Parkinson ed è stato costretto a interrompere il tour celebrativo della sua carriera. Malattia degenerativa del sistema nervoso centrale che ha colpito molti volti celebri, tra cui Linda Ronstadt, Robin Williams, Michael J. Fox e ora Diamond, il morbo di Parkinson è caratterizzato da tremori e difficoltà a muoversi e attualmente non esiste una cura per guarire, i farmaci rallentano solo la progressione.

Diamond, tuttavia, potrebbe esser fortunato: è un musicista e, secondo la neuroscienza, la musica può essere una forma di trattamento nei disordini di movimento e alleviare i sintomi del Parkinson, scrive il Daily Beast.

Per i malati di Parkinson qualsiasi movimento diventa difficile, i sintomi motori includono tremori, rigidità, lentezza nei movimenti e difficoltà a camminare. “Il paziente può pensare ‘voglio alzarmi dalla sedia e andare in cucina a prendere una tazza di caffè’ ma il corpo non risponde al comando”, dice Jessica Grahn, neuroscienziata della musica e professoressa alla Western Ontario University.

La ricerca della Grahn si è concentrata su come e perché il corpo umano risponde alla musica. Ha esaminato dei pazienti malati di Parkinson e trovato alcuni effetti terapeutici molto interessanti, che potrebbero migliorare la loro vita e perfino indicare perché le note musicali permettono alle persone di ritrovare un passo simmetrico e il senso dell’equilibrio.

Sembra che il ritmo, che agisce a livello neurologico come riflesso condizionato, consenta alle persone colpite da improvvisi irrigidimenti, che quindi tendono ad immobilizzarsi, a riprendere la propria mobilità. Quando i pazienti ascoltano musica da ballo o marce, dunque molto ritmata, i gangli della base reagiscono e permettono loro di muoversi, sostiene la Grahn.

La neuroscienziata aggiunge che l’efficacia del ritmo è nell’idea che la musica sia uno spunto esterno per muoversi; invece di pensare “devo camminare dal punto A al punto B”, la musica agisce come una sorta di guida: in qualche modo indica al cervello che il movimento è positivo.

“C’è tuttavia una zona grigia: alcuni pazienti sembrano marciare al ritmo del tamburo, per così dire, mentre per altri seguirlo è stressante. E la musica non allevia necessariamente i tremori associati al Parkinson”.

Indipendentemente dal fatto che una persona stia seguendo il ritmo camminando o usando il ritmo come un modo per sollecitare il movimento, ciò che è chiaro che il ritmo costante e martellante di una canzone come Forever in Blue Jeans, di Neil Diamond, è importante. “Non deve essere necessariamente la musica che piace al paziente o conosciuta, anche se la familiarità è d’aiuto”.

Nel caso di Diamond, un musicista, cantare potrebbe rivelarsi utile, se non lo considera stressante, dal ritmo potrebbe trarre vantaggio, ha concluso la neuroscienziata.