Neonati, il primo vero sorriso arriva a due mesi di vita

di Elida Sergi (Fonte Ansa)
Pubblicato il 19 Marzo 2014 7:30 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2014 16:34
Neonati, il primo vero sorriso arriva a due mesi di vita

Neonati, il primo vero sorriso arriva a due mesi di vita

ROMA – A sorridere si impara da piccolissimi e i maschietti sembrano avere più “senso dello humour” delle femminucce. La quasi totalità dei neonati, il 90 per cento, sorride già entro i primi due mesi di vita, riservando generalmente a mamma e papà la gioia di vedere il momento in cui le labbra si schiudono per la prima volta in una risata.

I maschietti, poi, sembrano prenderci gusto più delle femminucce, perché sorridono mediamente 50 volte al giorno rispetto a 37. A descrivere i contorni di quello che ancora rimane uno dei più affascinanti misteri, la risata dei neonati, è una ricerca della London Birkbeck University. All’interno dell’Università, nel laboratorio dedicato al cervello e allo sviluppo cognitivo, è nato un “Babylab” che ha come scopo quello di indagare sul motivo per il quale i neonati sorridono.

A dirigerlo il dottor Caspar Addyman, che ha raccolto negli ultimi anni i dati di circa 1400 questionari somministrati a genitori provenienti da 25 diversi Paesi. Nei questionari le domande erano tese a conoscere le abitudini dei neonati, le canzoni, i gesti e le parole che più li facevano sorridere.

“Una delle cose più importanti che abbiamo riscontrato è che la maggior parte dei genitori ‘gioca’ istintivamente con i piccoli, facendoli divertire con facce o toni di voce buffi: solo i bambini hanno il potere di far fare agli adulti cose apparentemente sciocche che però sono importanti per un armonico clima familiare” spiega Addyman, secondo il quale in ogni caso ” per il bambino la cosa che conta maggiormente e’ la presenza del genitore, qualunque cosa egli faccia”.

Dai sorrisi – hanno riscontrato Addyman e il suo team – si passa poi in tempi rapidi alle risate vere e proprie, secondo tappe che vanno dai due agli otto mesi: dai due ai quattro mesi, infatti, i piccoli perfezionano i cosiddetti “sorrisi sociali” rivolti ai genitori, dai quattro ai sei ridono in risposta a uno stimolo come ad esempio il solletico, che secondo Addyman è uno dei metodi infallibili per provocare una loro divertita reazione, e dai sei agli otto mesi rispondono agli stimoli provocati dai giochi.

In sostanza, fino al primo anno di vita, il sorriso come il pianto, sono per il neonato l’unica forma di interazione sociale ed è per questo che interpretarli al meglio è fondamentale: “Se il piccolo piange è sinonimo ovviamente che c’è qualcosa che non va, come nel caso in cui debba essere cambiato – conclude l’esperto – se invece ride è come se volesse dire a chi se ne sta prendendo cura di continuare a fare ciò che fa”.