“Non curiamo più con Stamina”: i medici di Brescia incrociano le braccia

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 gennaio 2014 17:44 | Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2014 17:44
"Non curiamo più con Stamina": i medici di Brescia incrociano le braccia

“Non curiamo più con Stamina”: i medici di Brescia incrociano le braccia

BRESCIA – “Non curiamo più con Stamina”: i medici degli Spedali Civili di Brescia hanno incrociato le braccia da circa una settimana, nonostante l’ordinanza dei giudici. Non faranno la prossima infusione, prevista nel fine settimana. I nove medici del gruppo Internal Audit Stamina, lo hanno già annunciato con il tacito consenso del commissario straordinario dell’ospedale, Ezio Belleri, che ha risposto loro di “agire secondo scienza e coscienza”. Di fronte all’obiezione tecnica nulla si potrà più fare dal momento che, secondo il codice deontologico, un medico non può somministrare ciò che non conosce.

Per questo i nove medici degli Spedali di Brescia, lo scorso 20 gennaio, hanno scritto una lettera al commissario Belleri, chiamandosi fuori dall’Internal Audit Stamina. “A tutela della nostra dignità personale”, scrivono e chiedono “eventualmente di procedere ai trattamenti Stamina su formale disposizione del legale rappresentante per ogni singolo caso ordinato dai giudici”.

I medici possono farlo perché l’ingiunzione dei giudici non riguarda i singoli specialisti ma la struttura ospedale. E, spiega al Corriere della Sera, Amedeo Santosuosso, giurista dell’Università di Pavia, i medici non sono perseguibili proprio in quanto hanno dalla loro il codice deontologico.

 

La conseguenza logica è lo stallo. L’unica soluzione è ottenere il sì alla sperimentazione del nuovo comitato scientifico ministeriale, ancora da nominare e sul quale già grava il rischio di una nuova bocciatura da parte del Tar. Mauro Ferrari, indicato quale possibile presidente, è stato oggetto di rimostranze da parte di quattro scienziati italiani di chiara fama che hanno scritto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per esortarla a chiudere una volta per tutte il caso Stamina. Sono Giuseppe Remuzzi, Mario Negri di Bergamo, Silvio Garattini (direttore del Mario Negri), Gianluca Vago (rettore dell’università di Milano), Alberto Zangrillo (presidente della seconda sessione del Consiglio superiore di sanità).

“Caro ministro, siamo estremamente preoccupati per le prese di posizione del professor Mauro Ferrari che ieri parlando di Stamina ha detto in televisione alle “Iene” che si tratta del “primo caso importante di medicina rigenerativa in Italia” e che questa “è un’occasione per l’Italia di permettere alla scienza di arrivare prima di tutti in clinica e di essere il traino per il mondo”.