Padova, papà dona parte del fegato al figlio e lo salva

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 16 aprile 2018 20:05 | Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2018 21:26
Dona fegato al figlio e lo salva a Padova

Padova, papà dona pezzo del fegato al figlio e lo salva

PADOVA – Un papà ha donato parte del suo fegato al figlio di un anno e lo ha salvato: l’operazione da donatore vivo è stata portata a termine con successo a Padova dall’équipe medica del professor Umberto Cillo.

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Il piccolo soffriva di atresia biliare, una patologia che compromette la funzionalità del fegato. L’unica speranza per salvare il bambino, che pesa appena 10 chili, era un trapianto urgente ma nessun organo si è rivelato compatibile.

I medici guidati da Cillo hanno così pensato di sottoporre il bambino ad un trapianto da donatore vivo, in questo caso la madre o il padre che si sono resi disponibili. La madre è stata però subito esclusa perché in famiglia c’è un altro bambino e la scelta è caduta sul padre. Per poter sottoporsi al delicato intervento è stata necessaria una specifica autorizzazione del ministero della Salute, che è stata concessa all’équipe del Centro di chirurgia epatobiliare e trapianti di fegato dell’Azienda ospedaliera universitaria diretta da Cillo, che ha spiegato:

“Siamo riusciti a mettere sul campo tecniche di divisione del fegato così accurate e così precise sulla quantità di organo necessario per il trapianto che si possono asportare frammenti molto piccoli. Questi poi vanno conservati con tutti i peduncoli ed è questa l’aspetto più complicato. Il nostro è un lavoro di equipe, non solo i chirurghi, ma anche chi si occupa del coordinamento regionale del trasporto di organi. E’ un’azione corale che impegna circa 100 persone. Un intervento del genere dura otto ore, ma anche 10 o 12. Una cosa è certa: non si può programmare mai quando finirà”.

Il piccolo è stato così sottoposto all’operazione e i medici gli hanno impiantato il 25% del fegato donato dal padre, cioè il lobo sinistro dell’organo. Un’operazione che ha avuto successo e che si aggiunge agli interventi portati a termine nel reparto guidato da Cillo a Padova, dove nel 2017 sono stati realizzati 109 trapianti da donatore cadavere e uno da donatore vivente, quello del padre che si è sacrificato per il figlio malato di atresia biliare.

Padre e figlio sono stati dimessi dopo una breve degenza e stanno bene. A Padova però non è il primo caso di donazione da vivente: nel 1997 un ferroviere croato donò parte del suo fegato al figlio malato di tumore, salvandolo.

Il Centro nazionale trapianti ha ricordato che negli ultimi anni, grazie ad un protocollo specifico, è stato possibile ridurre la lista di attesa per i piccoli pazienti che necessitano di un trapianto di fegato. Questo protocollo prevede che il fegato di ogni donatore deceduto sotto i 50 anni di età venga suddiviso in due porzioni per consentire altrettanti trapianti. Il primo a favore di un ricevente adulto, il secondo per un paziente pediatrico.

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