Partorirai…in fretta e su appuntamento: 37% di cesarei in Italia. Oms: un’enormità

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 febbraio 2018 13:48 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2018 13:48
Partorirai...in fretta e su appuntamento: 37% di cesarei in Italia. Oms: un'enormità

Partorirai…in fretta e su appuntamento: 37% di cesarei in Italia. Oms: un’enormità

ROMA – Partorirai…in fretta e su appuntamento. Così abbiamo riscritta negli ultimi 40 anni la molto antica e molto sbagliata condanna per le donne che diventavano madri. Da partorirai con dolore di una cultura ignorante di medicina e biologia, avvezza alla superstizione e indifferente alla salute della donna (se non peggio) al partorirai…in fretta e su appuntamento. Questa è diventata la condanna contemporanea, almeno in Italia. La condanna di una cultura che si crede laica e moderna è invece è anch’essa ignorante e indifferente alla salute della donna che partorisce e del bambino che nasce. Una cultura tanto sbagliata quanto diffusa, una cultura che ha trasformato l’atto e la condizione primaria della sopravvivenza della specie umana in una…malattia!

Malattia la gravidanza, stato da affrontare con cure, terapie, monitoraggi eccessivi e compulsivi come se in quei mesi si fosse appunto nel decorso di una malattia. Malattia il parto, fase terminale della condizione di morbilità da cui uscire il più in fretta possibile. Accelerare, accelerare è la richiesta delle partorienti cui gran parte dei ginecologi e della strutture pubbliche e private si prestano ben volentieri. Accelerare perché il travaglio è vissuto come malattia appunto, nella coppia concettuale malattia-dolore. Ma, prima ancora di provare o misurare dolore che eventualmente e in qual misura nel parto verrà, si decide preventivamente di fare alla svelta quel giorno.

E come si fa a fare alla svelta? Programmando un parto cesareo. Un taglio e partorirai…in fretta. Certo, ci saranno e ci sono anche robuste contro indicazioni per il dopo. Per il dopo della donna che ha partorito con un taglio cesareo e per la prole. Contro indicazioni, non guai sicuri o danni certi o fastidi più o meno immediati. Ma contro indicazioni sì. Però, almeno in Italia, la gran parte dei medici non sta lì a troppo spiegare e insistere. Vige di fatto un: se vuoi il cesareo sta bene anche a me. A me medico che mi programmo l’intervento in agenda, mai di week end. E a me clinica o ospedale cui pubblica Sanità rimborsa di più se cesareo è. Partorirai quindi…in fretta e su appuntamento.

Questa cultura ha figliato (è il caso di dirla così) 37 per cento di parti cesarei in Italia. Di 100 che nascono, 37 col cesareo. Erano il dieci per cento negli anni ’80. Difficile credere che i cesarei quadruplicati lo siano a causa di una sopravvenuta difficoltà anatomica-genetica delle mamme a partorire. Infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che 37 per cento di cesarei è una enormità. Oms rileva che la media corretta dovrebbe essere del 15 per cento. Il 22 per cento in più in Italia è fatto di una cultura socio-medicale ancora ignorante e, quel che è peggio, che si crede astuta e informata.