“Pasta a cena non fa ingrassare e concilia il sonno”: uno studio mette in pace gli amanti degli spaghetti

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 11 Marzo 2019 10:18 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2019 12:16
"La pasta la sera non fa ingrassare ma concilia il sonno": uno studio mette in pace gli amanti degli spaghetti

“La pasta la sera non fa ingrassare ma concilia il sonno”: uno studio mette in pace gli amanti degli spaghetti (Foto Ansa)

MILANO – Pasta, dietrofront: mangiarla la sera non farebbe ingrassare, anzi, concilierebbe il sonno. A sostenerlo, in occasione della Giornata mondiale del sonno che si celebrerà il 15 marzo, sono stati gli esponenti dell’Unione Italiana Food (nata dall’unione dell’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane e dell’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari), che a Napoli hanno ricordato i risultati di uno studio apparso su The Lancet Public Health sui benefici dei carboidrati, assunti con moderazione ca va sans dire.

 

Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo e membro del consiglio direttivo della Società italiana di Scienze dell’alimentazione, ha sottolineato i benefici di un piatto di spaghetti o di paccheri mangiato a cena: “La pasta è un’ottima alleata anche di sera, quando dobbiamo apportare al nostro organismo solo il 30% delle calorie della giornata, soprattutto se siamo stressati, se soffriamo d’insonnia o se lamentiamo disturbi da sindrome premestruale. Il consumo di dosi adeguate di pasta favorisce infatti il consumo di insulina che, a sua volta, facilita l’assorbimento di triptofano, l’amminoacido precursore della serotonina e della melatonina, che regolano umore e ritmo del sonno”, ha detto, smentendo tra l’altro gli studi secondo cui, al contrario, i cereali non sarebbero un buon alleato contro i dolori premestruali. 

Il dottor Piretta ha poi parlato del contenuto di vitamine del gruppo B presenti nella pasta, “soprattutto la B1, fondamentale per il sistema nervoso centrale, che stimola la produzione di serotonina”, e quindi aiuterebbe a combattere il cattivo umore. 

L’unico suggerimento che non contraddice le precedenti ricerche sui carboidrati riguarda la cottura: al dente è la migliore, perché rende la pasta “più resistente alla masticazione e quindi più digeribile”. Sempre valido il consiglio degli antichi latini omnia cum mensura: mai più di 80 grammi a testa. E meglio se integrale e condita con olio crudo. Per chi non gradisse questa versione light resta sempre una bistecca o un bel piatto di legumi. 

Fonti: Agi, The Lancet