Dalla peste di Atene a Ebola, grandi epidemie della storia. E ora Disease X…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 marzo 2018 6:38 | Ultimo aggiornamento: 14 marzo 2018 8:38
(foto d'archivio)

(foto d’archivio)

ROMA – La storia delle grandi epidemie nella storia del mondo  ha inizio 2500 anni fa ad Atene: Peste di Atene (430 aC): una delle prime registrate, uccise un quarto della popolazione della città. Il virus che l’ha causata è a tutt’oggi sconosciuto.

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Dalla fine del Medio Evo e la rinascita dell’anno Mille, si ricordano
Peste Nera (1347-1353): causata dalla peste bubbonica, in Europa in meno di un decennio uccise circa 50 milioni di persone.
Prima pandemia di colera (1817-1824): il bilancio delle vittime della prima pandemia di colera è sconosciuto ma dall’India, dove ha preso il via, il morbo si è diffuso in tutto il mondo, uccidendo decine di milioni di persone. Attualmente in Yemen è presente un importante focolaio.
Influenza spagnola (dal 1918 al 1919): causata dal virus H1N1, si diffuse in tutto il mondo contagiando un terzo della popolazione mondiale. Ha ucciso tra i 50 e 100 milioni di persone.
Ebola (2013-2016): il virus ha colpito principalmente l’Africa occidentale e ha ucciso oltre 11.000 persone. Ebbe inizio in Guinea quando un bambino di un anno fu morso da un pipistrello infetto.
Ora gli esperti della Organizzazione mondiale della sanità hanno lanciato l’allarme e hanno già tenuto tre riunioni nel loro quartier generale di Ginevra, in Svizzera. Vogliono anticipare l’emergenza.

Disease X, si legge sul sito ufficiale della Organizzazione mondiale della sanità (World Health Organization) “rappresenta la consapevolezza che una grave epidemia internazionale potrebbe essere causata da un agente patogeno attualmente sconosciuto. Il punto è assicurarci di preparare e pianificare in modo flessibile in termini di vaccini e test diagnostici”.
Una delle possibili cause della nuova pandemia è stata individuata nelle armi chimiche. Anche se non usate direttamente dalle forze regolari, per molto tempo si è temuto che gli agenti patogeni di tipo militare potessero arrivare dai laboratori sovietici sul mercato nero e nelle mani dei terroristi.
Ricercatori canadesi hanno pubblicato un report che descrive come fossero riusciti a realizzare sinteticamente l’horse-pox (un parente stretto del virus del vaiolo) partendo da zero, usando apparecchiature ora alla portata di molti gruppi terroristici.

La pubblicazione del documento è stata ampiamente condannata come una violazione della sicurezza. I dettagli forniti potrebbero “aiutare chi ha un minor grado di esperienza a sintetizzare il vaiolo”, ha sostenuto un critico.
“La sintesi del virus horse-pox porta il mondo verso il ritorno al vaiolo, una minaccia alla sicurezza sanitaria mondiale”, ha detto un altro.
Sebbene l’OMS, nella descrizione di Disease X, si concentri su patogeni sconosciuti, un altro grave rischio pandemico deriva dalla potenziale evoluzione di malattie esistenti.
L’HIV, la tubercolosi e l’influenza hanno già dimostrato la capacità di una diffusione epidemica devastante. L’infrastruttura sanitaria mondiale attualmente li tiene sotto controllo attraverso una combinazione di controllo, trattamenti efficaci e buona sorte.

L’influenza è una delle più grandi minacce. E’ stato dimostrato nel 2009 quando l’H1N1 (influenza suina) è diventata rapidamente pandemica. Ben 213 paesi e territori hanno segnalato dei casi di virus e si stima che siano decedute 285.000 persone.
E’ una cifra enorme ma rappresenta un tasso di mortalità per caso, di appena lo 0,02%. Sul pianeta, circa una persona su 5 era infetta, ma pochissimi sono morti. In altre parole, H1N1 era altamente contagioso, ma non altamente virulento.
L’influenza aviaria H151 ha un tasso di mortalità nell’uomo di circa il 60%. Al momento, l’H151 non si diffonde da uomo a uomo, tuttavia, potrebbe facilmente evolvere e un virus con l’infettività di H1N1 e il tasso di mortalità di H151 sarebbe devastante.
La tubercolosi è un’altra malattia in continua evoluzione. Le forme più basilari di infezione da tubercolosi sono curate con un semplice trattamento antibiotico, ma i batteri che causano la tubercolosi stanno rapidamente sviluppando una resistenza agli antibiotici. Nel 2016, circa 490.000 persone in tutto il mondo hanno sviluppato TBC multiresistente ed è stato segnalato in 117 Paesi.
L’HIV è la terza pandemia esistente che potrebbe sfuggire al controllo. I farmaci antiretrovirali (ARV) consentono alle persone colpite di vivere un’esistenza sana e normale. Tuttavia, l’HIV sta diventando resistente al trattamento. Tra i Paesi che riportano all’OMS dati rilevanti, il 10-15% delle persone a cui viene diagnosticato l’HIV è resistente ai trattamenti antivirali standard.
Numeri che potrebbero peggiorare. “L’HIV è l’organismo mutante più veloce del pianeta”, ha detto Edsel Salvana, specialista in malattie infettive all’University of the Philippines.”Stiamo assistendo a nuovi ceppi di HIV molto aggressivi e sviluppano più velocemente resistenza ai farmaci. Abbiamo bisogno di stare al passo con una sorveglianza attenta e sviluppare farmaci nuovi e più resistenti”.
Come prepararsi a una minaccia che non si può prevedere?
L’OMS, per quanto riguarda Disease X ha scelto un approccio collaudato. La sua posizione è la “preparazione”.
Migliorando la sorveglianza delle malattie e rafforzando la capacità dei sistemi sanitari locali in tutto il mondo, l’obiettivo è individuare tempestivamente un’epidemia, contenerla ed eliminarla prima che si diffonda.
Pochi esperti non sono d’accordo con l’approccio, l’unico che c’è, ma in molti affinché funzioni si chiedono se esistano strutture sanitarie adeguate a livello internazionale.
Nahid Bhadelia, direttore medico degli agenti patogeni speciali al Boston University Medical Center, ha confrontato il sistema di prevenzione della diffusione di nuove malattie con quello di una città che costruisce una serie di dighe o banchine per proteggersi dalle inondazioni. Nel caso delle malattie, la presenza di un forte sistema sanitario locale fornisce un allarme precoce essenziale e le cure necessarie per contenere l’epidemia.
“Non contribuire a rafforzare la capacità internazionale di combattere le malattie infettive è come rifiutare di costruire barriere contro la marea in alcune parti della nostra “città globale” e aspettarsi di essere protetti quando arriverà il diluvio”.

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