Pfizer abbandona la ricerca su Alzheimer e Parkinson: “Scarsi risultati”

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 9 gennaio 2018 13:40 | Ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2018 13:40
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Pfizer rinuncia alla ricerca su Alzheimer e Parkinson: “Scarsi risultati”

ROMA – Anche la Pfizer dopo la Merck rinuncia alla ricerca sull’Alzheimer e sul Parkinson. La notizia dell’abbandono nello sviluppo di medicinali contro queste malattie è arrivata l’8 gennaio, motivata dagli scarsi risultati raggiunti a fronte degli investimenti della casa farmaceutica. Una notizia che ha gettato nello sconforto i malati, che però possono continuare a contare sulle molecole oggetto della ricerca di altre importanti case farmaceutiche come Roche e Biogen.

La decisione di rinunciare alla ricerca e alla sperimentazione è arrivata dopo anni di lavoro con scarsi risultati portati a casa. Per questo motivo la Pfizer ha deciso di orientare i suoi investimenti su altri campi di ricerca, dopo i costosi ma futili tentativi di trovare un farmaco che potesse aiutare le persone che soffrono di demenza da Alzheimer. Lo stesso destino toccherà anche alla ricerca contro il Parkinson, per il quale non è stato ancora trovato un trattamento risolutivo.

Quella annunciata dalla casa farmaceutica è una decisione che costerà nei prossimi mesi 300 posti di lavoro nei centri di Cambridge e Andover in Massachusetts e a Groton, in Connecticut, anche se l’intenzione dell’azienda è di continuare a investire nello sviluppo di medicine anti-dolore e contro le malattie neurologiche, riporta l’Ansa.

Nell’ultimo decennio, i farmaci sperimentali contro l’Alzheimer hanno ripetutamente fallito nel rallentare la malattia che distrugge la memoria. Alla fine dello scorso anno, un farmaco anticorpo infuso nei corpi dei pazienti, prodotto da Eli Lilly, non ha avuto un effetto significativo sulla malattia. In precedenza, nel 2012, anche un farmaco messo a punto dalla stessa Pfizer, in joint venture con Johnson & Johnson ed Elan Pharmaceuticals, simile al farmaco Lilly, aveva fallito il suo scopo. La speranza è ora appesa a due studi su una pillola simile studiata da Eli Lilly e da AstraZeneca, i cui risultati dovrebbero essere resi noti ad agosto.

Gli studi di un altro farmaco di Eisai e Biogen seguiranno l’anno successivo, mentre gli esiti della ricerca su un farmaco sperimentale di Johnson & Johnson e Shionogi sono previsti nel 2023. Si tratta in tutti i casi di farmaci che bloccano l’enzima di conversione betaamiloide. La ricerca indica infatti che la malattia è strettamente associata a placche amiloidi e ammassi neurofibrillari riscontrati nel cervello, ma non è nota la causa prima di tale degenerazione.

Attualmente i trattamenti terapeutici utilizzati offrono piccoli benefici sintomatici e possono parzialmente rallentare il decorso della patologia, anche se sono stati condotti centinaia di studi clinici per l’identificazione di un possibile trattamento per l’Alzheimer, non sono ancora stati identificati trattamenti che ne arrestino o invertano il decorso. Non prima del 2019 dovrebbe essere pronto anche lo studio di Biogen stavolta su un farmaco anticorpo.