Salute

Procreazione assistita, diagnosi preimpianto sì o no? Deciderà la Corte Costituzionale

Procreazione assistita, diagnosi preimpianto sì o no? Deciderà la Corte Costituzionale

Procreazione assistita, diagnosi preimpianto sì o no? Deciderà la Corte Costituzionale

ROMA – Una coppia che non ha problemi di fertilità può accedere in Italia alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, anche se portatrice di malattie trasmissibili geneticamente? La risposta è “non so” e tra dubbi e sentenze ora spetta alla Corte Costituzionale valutare se la legge 40 sulla procreazione assistita sia o meno costituzionale e quanto ampi sono i parametri per la sua interpretazione.

In Italia le leggi non aiutano a chiarire le idee nel delicato mondo della fecondazione assistita e dell’aborto e ai giudici che si trovano nei tribunali spetta alle volte interpretare la legge di caso in caso. L’ultima vicenda arriva dal tribunale di Roma, a cui si sono rivolti una donna portatrice sana di distrofia muscolare Becker (malattia genetica ereditata dal padre) e il marito, che si erano visti negare dal Centro per la tutela della Salute della donna e del bambino “Sant’Anna” sia l’accesso alla procreazione assistita, sia la diagnosi preimpianto, sulla base del presupposto che il divieto non è stato cancellato dalla legge 40.

Nel 2012 la Corte europea di Strasburgo condannò l’Italia per violazione di due norme della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Un problema di “incoerenza” tra la legge 40 e la 194. La legge 40 infatti vieta alle coppie fertili, ma portatrici di una malattia geneticamente trasmissibile come la fibrosi cistica, di ricorrere alla diagnosi preimpianto. Dall’altro lato però c’è la legge 194, che sancisce il diritto all’aborto terapeutico se il feto è affetto da fibrosi cistica.

Una confusione dettata proprio dal contraddirsi delle due leggi e dalla delicatezza della materia trattata, con il terreno pronto a franare sotto i piedi dei singoli tribunali che possono così interpretare di volta in volta una legge che chiara non è.  Per questo il giudice del tribunale di Roma ha chiesto l’intervento della Corte costituzionale, che dovrà fare chiarezza sulla legge 40 e sui diritti delle coppie che chiedono la procreazione assistita. 

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