Protonterapia, tumore bombardato con fascio di protoni per distruggerlo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Marzo 2015 9:31 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2015 9:31
Protonterapia, tumore bombardato con fascio di protoni per distruggerlo

Protonterapia, tumore bombardato con fascio di protoni per distruggerlo

ROMA – Un fascio di protoni che vengono collimati sul tumore e lo bombardano, uccidendo le cellule maligne. Questo è il meccanismo alla base della protonterapia, la tecnica che in Italia viene utilizzata in via sperimentale a Pavia e a Trento. Proprio con la protonterapia il piccolo Ashya King, bimbo inglese rapito dai genitori per portarlo a Praga contro il parere dei medici, sembra aver sconfitto il tumore inoperabile dopo un trattamento di 6 settimane.

Nicla Panciera su La Stampa spiega che la protonterapia è una innovativa tecnica di radioterapia utilizzata contro le malattie neoplastiche, come i tumori maligni e inoperabili, che ha una maggior efficacia e minore tossicità rispetto alla convenzionale radioterapia:

“La protonterapia fa uso di una strumentazione sofisticata, del tutto simile al sincrotrone del CERN di Ginevra, per produrre e indirizzare il fascio protoni che rilasciano la loro energia sui tessuti neoplastici bersaglio con una precisione dell’ordine dei pochi millimetri. Da ciò deriverebbero i vantaggi clinici rispetto alla radioterapia:

«Il fascio di protoni risparmia il più possibile le zone circostanti alla lesione tumorale, viene diretto con una tale precisione da permettere – a parità di dose erogata – minore tossicità o, a parità di tossistà attesa, una radiazione a dosi più elvate, garantendo un maggior controllo della malattia» spiega il dottor Maurizio Amichetti, direttore dell’Unità Operativa di Protonterapia dell’Azienda Sanitaria della Provincia Autonoma di Trento”.

Se il tumore è inoperabile e si trova in punti vicini a tessuti critici e la radioterapia classica espone il paziente ad un rischio di tossicità non accettabile, allora la protonterapia è la più adatta perché più mirata e viene usata soprattutto nei tumori infantili e in quelli degli adulti che riguardano punti delicati come il sistema nervoso centrale e il cervello.

Amichetti ha spiegato a La Stampa che i bambini sono i pazienti che ottengono i maggiori benefici:

“«Poter irradiare meno i tessuti malati è molto importante nel caso dei bambini, dove gli effetti collaterali possono essere molto severi per la giovane età del paziente, il cui organismo è più vulnerabile perché ancora in via di sviluppo, e il trattamento avere delle conseguenze di lungo periodo sul suo sviluppo fisico e cognitivo» spiega il dottor Amichetti. I piccoli pazienti, una volta guariti, hanno una vita davanti, dunque «hanno anche molti anni per sviluppare secondi tumori»”.

Ad oggi in Italia sono due i centri che praticano protonterapia, uno a Pavia e uno a Trento, mentre a Catania si interviene solo sui tumori oculari:

“In Italia, oltre al Centro pubblico di Trento, ad effettuare questo trattamento che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin punta ad inserire nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), ovvero le cure garantite dal Servizio sanitario nazionale, c’è il Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia, che ha trattao finora 500 pazienti e utilizza protoni in piccola percentuale mentre fa largo uso di ioni carbonio, un’altra forma di adroterapia che, rispetto ai protoni, ha una minore selettività spaziale ma presenta una efficacia biologica superiore. Inoltre, presso l’INFN di Catania, si interviene sui soli tumori oculari”.

La protonterapia è una tecnica ancora sperimentale e in continua evoluzione e, sottolinea Amichetti, sembra essere promettente ma serviranno anni per valutarne tutti i benefici:

“«Naturalmente, per stimarne il reale beneficio, bisognerà seguire l’evolvere della situazione dei primi pazienti trattati. Tuttavia, per quanto diverse, le metodiche utilizzano gli stessi principi, a cambiare è la dosimetria, cioè la distibuzione della dose erogata. Ne consegue che, in via di principio, sono almeno di pari efficacia. Le evidenze in favore della protonterapia si stanno comunque accumulando in fretta»”.