Remdesivir sotto attacco: non dà speranze di sopravvivere al Coronavirus?

di Caterina Galloni
Pubblicato il 16 Ottobre 2020 13:38 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2020 16:41
Remdesivir sotto attacco anche negli Usa: non dà più speranze di sopravvivere al Coronavirus

Remdesivir sotto attacco: non dà più speranze di sopravvivere al Coronavirus (Foto d’archivio Ansa)

Remdesivir è al centro di una nuova polemica a livello mondiale. A contendere sono l’Oms dell’Onu e l’americano NIH.

Remdesivir, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non migliora le probabilità di sopravvivenza al Coronavirus.

Remdesivir e Coronavirus: i vecchi attacchi

Non è la prima volta che il farmaco è sotto attacco. Già in aprile 2020 uno studio cinese pubblicato, si disserore, sul sito della Oms, aveva affondato il farmaco. Che invece risultava molto efficace anche nell’impiego in Italia. Ben noto è che sotto ci sono interessi miliardari e tutta la materia va presa con le molle.

Questa volta a dare un giudizio negativo sul remdesivir è un ampio studio del World Health Organization (WHO) sul farmaco e altre tre terapie.

Pronta la reazione dello NIH, National Institutes of Health, ente pubblico americano.

I pazienti famosi che lo hanno preso

Tra i pazienti che affermano di essere guariti grazie al Remdesivir c’è il presidente Usa Donald Trump. In Italia Berlusconi.

Secondo uno studio patrocinato dal National Institutes of Health (NIH), i pazienti ospedalizzati con COVID-19 e curati con remdesivir avevano circa il 43% in meno di probabilità di morire per infezione rispetto a chi aveva assunto un placebo.

La guarigione ha richiesto circa cinque giorni in più per i pazienti che non hanno ricevuto il trattamento antivirale, realizzato da Gilead. I test di Gilead hanno restituito dati altrettanto positivi.

Lo studio dell’Oms

Torniamo allo studio della Oms. Secondo il Financial Times, in tutto il mondo più di 11.200 pazienti COVID-19 ospedalizzati hanno ricevuto cure con Remdesivir – un antivirale – lopinavir, idrossiclorochina, interferone o placebo per il vasto studio SOLIDARITY dell’OMS.

Nessuno dei farmaci “ha avuto un impatto sostanziale” sui rischi di mortalità, ha rilevato il cupo rapporto.

È un duro colpo alla speranza che il mondo stia migliorando nel curare i pazienti COVID-19.

I risultati di SOLIDARITY sono una notizia particolarmente triste per gli Stati Uniti, dove il remdesivir è uno dei due soli trattamenti ad aver ottenuto l’autorizzazione di emergenza della Food and Drug Administration (FDA).

La ricerca del governo Usa

La ricerca del governo degli Stati Uniti indica che il farmaco ha migliorato le probabilità di sopravvivere. E ha ridotto i tempi di guarigione.

Il governo federale ha già accumulato una scorta del farmaco e a giugno le autorità di regolamentazione hanno revocato l’approvazione di emergenza per l’idrossiclorochina, un altro farmaco ritenuto inefficace dallo studio dell’OMS per il trattamento del coronavirus.

I risultati dello studio SOLIDARITY non sonoancora pubblici o disponibili in peer review, ma il Financial Times ha ottenuto una copia dello studio.

Ha scoperto che “questi schemi terapeutici con remdesivir, idrossiclorochina, lopinavir e interferone sembravano avere scarso effetto sulla mortalità negli ospedali”.

Lo scopo di SOLIDARITY era testare gli effetti dei farmaci sulle probabilità di sopravvivenza dei pazienti con COVID-19, ma i ricercatori hanno anche fatto osservazioni sui tempi di recupero e di ricovero dei partecipanti.

I quattro farmaci hanno fatto ben poco per abbreviare i tempi di guarigione o delle degenze ospedaliere, e i pazienti che hanno ricevuto i trattamenti non avevano meno necessità di ventilazione meccanica che li facesse respirare e mantenere in vita.

I primi risultati dei test erano molto promettenti

In effetti, i primi risultati dei test NIH erano molto promettenti. Al punto che Anthony Fauci, il massimo esperto in malattie infettive degli Stati Uniti, alla fine di aprile – il primo picco di casi positivi negli USA –  interruppe la sperimentazione alla fine di aprile così che anche i partecipanti del gruppo placebo potessero ricevere la cura.

Il 1 ° maggio, la FDA ha rilasciato l’autorizzazione di emergenza (EUA) per l’utilizzo del remdesivir.

Con la revoca dell’EUA dell’idrossiclorochina e il diffuso scetticismo sull’efficacia del plasma convalescente – comprese le domande del direttore del National Institutes of Health, Francis Collins – Remdesivir è stato senza dubbio il miglior trattamento negli Stati Uniti. (Fonti: Nih e Cnn)